
17 LUG, 2024
Di Teresa M. Blesa di RankiaPro

Nicola Meotti rappresenta AllianceBernstein in Italia dal 2005 ed è responsabile per lo sviluppo dei canali distributivi ed il supporto agli investitori.
Dal 1998 al 2004 ha ricoperto incarichi analoghi per conto di Gartmore Investment Management e ING Investment Management.
Ha inoltre maturato in passato esperienze nel settore del prestito titoli e delle asset securitization in Deutsche Bank, JPMorgan e Citibank.
Si è laureato nel 1989 in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi ed ha frequentato nel 1999 l'Executive Development Program presso la SDA Bocconi.
Sono sempre stato attratto dal mondo della finanza, in particolare dal funzionamento dei mercati su cui poi ho scritto la mia tesi di laurea in Finanza aziendale. Il mio ingresso ufficiale nel settore risale al 1989 come European management trainee.
Ricordo che quell’anno sono andato insieme a tutti i miei nuovi colleghi a Bruxelles per un lungo training e abbiamo assisitito in diretta tv alla caduta del Muro di Berlino. Al momento colsi l’entusiasmo irrefrenabile dei colleghi tedeschi con cui festeggiavo, ma solo col tempo ho realizzato in pieno il valore di quell’evento indimenticabile che io e i miei colleghi di allora abbiamo potuto seguire in diretta.
Il mio giorno tipico parte individuando le principali priorità da affrontare, sia in termini di rilevanza che di urgenza. Cerco sempre di pianificare il mio tempo in modo da supportare le necessità dei clienti, cercando di completare tutti i punti della mia to-do list in una sorta di battaglia tra le cose importanti e quelle in scadenza.
In quanto parte di un team, poi, il lavoro ruota attorno a una serie di esigenze comuni, e ciò richiede una comunicazione e collaborazione regolare perché tutto proceda senza intoppi. In AB abbiamo molto a cuore l’approccio di squadra. Pensiamo che solo un team ben strutturato possa portare lontano e offrire una gestione e un supporto all’investitore realmente a 360°.
C’è un proverbio africano che dice: “Se vuoi andare veloce, corri da solo. Se vuoi andare lontano, corri in compagnia”. Penso sia un pensiero estremamente valido. È vero che, in finanza, si lavora spesso su progetti specialistici e circoscritti che possono richiedere team molto snelli o lavoro individuale.
Quando, però, si tratta di supportare un intero mercato, il lavoro di squadra è essenziale e non sono ammesse défaillance: proprio come un solo ingranaggio difettoso può inceppare il meccanismo di un orologio, da noi ogni membro del team deve fare la sua parte, e deve farla al meglio. A Milano, il nostro team è cresciuto negli anni e conta oggi dieci persone, figure diverse fra loro, ma complementari nel garantire sempre la buona qualità del servizio al cliente.
L’inflazione è uno dei nemici principali per il risparmio, ed è un nemico subdolo, perché c’è sempre, anche quando è a livelli più bassi. Contro l’inflazione ci sono due strategie fondamentali da applicare, sempre nell’ambito di un’asset allocation che tenga conto di investimenti sia tattici che di lungo periodo: si può cercare di batterla, o di proteggersi. Uno strumento che può dare protezione dall’inflazione sono i titoli a tasso variabile, indicizzati all’inflazione stessa, ma non sempre questi sono sufficienti.
Un’asset class che invece, di norma, batte l’inflazione, è l’azionario. Sebbene gli investitori, soprattutto italiani, tendano storicamente a sottopesare questa classe di attivi, è l’unica che ha dato prova nel tempo di saper non solo proteggere, ma anche battere le pressioni inflazionistiche. Le azioni possono, cioè, andare oltre la mera protezione, potenzialmente contribuendo a preservare e accrescere il valore del portafoglio.
Partiamo dal presupposto che, per un investitore istituzionale, la costruzione del portafoglio dovrebbe essere sempre ragionata in base agli obiettivi e correlata agli impegni futuri. Secondo me vale sempre la regola d’oro che è mantenere una disciplina nell’investimento, il che implica una gestione attenta delle passività e un equilibrio nell’allocazione del patrimonio complessivo. È essenziale, inoltre, costruire portafogli che siano resilienti, opportunamente diversificati, che comprendano componenti liquide e illiquide. Strutturare, cioè, investimenti eterogenei così da consentire il raggiungimento dei propri obiettivi di lungo termine anche in condizioni di mercato volatili.
Ricollegandoci a quanto detto sopra, anche la liquidità può rivelarsi una sfida per l’investitore, in quanto è direttamente esposta al potere di erosione dell’inflazione.
All’interno dei portafogli, la liquidità può essere usata in maniera più tattica o in un’asset allocation più strategica. Quest’ultima, nel lungo termine, rischia di essere ovviamente più costosa, perché il suo valore è destinato a erodersi.
Accanto a ciò, nel mondo di oggi c’è un accumulo di liquidità molto importante e valutazioni azionarie ai massimi, che spaventano gli investitori. Tuttavia, la storia dei mercati degli ultimi settant’anni è caratterizzata da continui massimi, record che vengono sempre superati. Non sappiamo se siamo di fronte a un massimo che andrà incontro a volatilità e ribassi, o se verrà ulteriormente superato nei prossimi periodi.
A nostro avviso, gli investitori dovrebbero puntare su trend dirompenti come la tecnologia e il settore health care, due aree correlate che continuano a offrire opportunità significative e che stanno rivoluzionando il panorama globale, anche alla luce dell’impatto che avrà il cambiamento demografico sulla distribuzione della forza lavoro, sulla crescita economica e l’allocazione geografica.
Accanto a questo, sono convinto della necessità di educare anche il risparmiatore ad avere un orizzonte temporale sufficientemente lungo. L’asset manager attivo e capace, anche a fronte di periodi di sottoperformance, nel lungo periodo tende a sovraperformare il mercato - lo vediamo anche nella nostra realtà. La percentuale di strategie AB che sovraperformano il benchmark è marcatamente crescente via via che si aumenta l’orizzonte di osservazione. Al contrario, la logica solo di breve termine può comportare rischi e danni, portando magari all’inseguimento di mode effimere, di vendite in perdita, di acquisti di titoli cari ecc. E’ necessario quindi avere un’educazione finanziaria e un’auto-disciplina all’investimento di lungo termine.
Direi che uno dei fattori emersi più prepotentemente negli ultimi anni è stato il crescente ricorso alle strategie di gestione passiva, in alcuni casi anche eccessivo. Oggi l’indicizzazione è una pratica molto diffusa, esiste un numero spropositato di indici, alcuni dei quali costruiti in modo non ottimale.
Questi possono portare a esposizioni non desiderabili, come nel caso di un indice high yield, difficile da replicare poiché non tutti i titoli high yield hanno la liquidità necessaria per essere negoziati in modo efficiente sul mercato. Inoltre, nel reddito fisso, dove il rendimento è legato allo spread rispetto al tasso di interesse e c’è il rischio di perdere tutto in caso di fallimento dell’emittente, è cruciale quindi effettuare una attenta analisi di ciascun emittente al fine di cercare evitare le perdite legate al credito. Gli ETF, per esempio, espongono indiscriminatamente l’investitore a tutti gli emittenti che fanno parte dell’indice e quindi possono esporre gli investitori a tali perdite, mentre solo una gestione attiva offre questa attività di analisi del credito e selezione degli emittenti.
Naturalmente, il primo trend che mi viene in mente è l’intelligenza artificiale, un cambiamento rivoluzionario che è in atto già da alcuni anni ma che oggi sta davvero esplodendo, e ritengo che sarà destinato a proseguire. A mio avviso, l’AI è e sarà realmente dirompente poiché permette di aggiungere efficienza ai processi produttivi, compresi quelli degli asset manager.
Noi stessi ne facciamo uso: da anni abbiamo sviluppato database proprietari in cui raccogliamo enormi masse di dati di mercato, sviluppando in casa applicazioni che ci aiutanto efficientemente a sfruttare queste enormi quantità di informazioni. I tool di intelligenza artificiale che abbiamo sviluppato ci consentono di snellire il processo di analisi e agevolare il lavoro di “intelligenza-umana”.
Sono convinto che l’intelligenza artificiale sarà un fenomeno estremamente dirompente e che nei prossimi anni si vedrà la differenza tra coloro che ne fanno un uso efficace e coloro che non riescono a tenere il passo o che ne fanno un cattivo uso. Servirà ancora un po’ di tempo di assestamento, ma penso che siamo di fronte a un cambiamento davvero epocale.
Sono un grande amante della natura e dello sport. Le mie due grandi passioni sportive sono kitesurf e snowboard, che pratico da tanti anni. Anche la cultura mi interessa molto: da adulto, ho riscoperto un amore per la storia e per le discipline correlate, come la storia della politica o del diritto.
Oggi, viviamo in quest’era straordinaria che ci consente un accesso all’informazione senza precedenti: dai libri, alle testimonianze, dalle opere degli storici alla divulgazione su YouTube. Le risorse sono praticamente infinite, per questo dedico una certa parte del mio tempo libero ad approfondire questi temi. Reputo fondamentale riflettere e interrogarsi sempre, per questo cerco di trasmettere questa passione anche ai miei figli, perché il passato ci fornisce gli strumenti necessari per comprendere il presente e progettare il futuro.