
27 MAG, 2026
Di Teresa M. Blesa di RankiaPro

Vincenzo Spadaro vanta oltre venticinque anni di esperienza nei mercati finanziari internazionali. Inizia la propria carriera alla fine degli anni Novanta in Merrill Lynch, come trader di convertible bonds. Fin da subito sviluppa una competenza solida su strumenti complessi e struttura del capitale.
Nel corso degli anni ricopre ruoli di crescente responsabilità in primarie banche d’investimento globali, tra cui Credit Suisse e Royal Bank of Scotland, dove guida le attività di Equity Derivatives Sales per il mercato italiano ed europeo. Lavora a stretto contatto con investitori istituzionali, sviluppando soluzioni di investimento e copertura attraverso diverse fasi di mercato.Negli ultimi anni ricopre ruoli senior in UniCredit, come Managing Director. Guida la distribuzione istituzionale e le attività sui derivati azionari per clienti del Sud Europa. Oggi opera nell’asset management, in Axiom Alternative Investments, dove mette a frutto un’esperienza trasversale che unisce visione di mercato, disciplina del rischio e attenzione alle esigenze degli investitori nel tempo
La carriera nel settore finanziario non è stata una scelta scontata. Provenendo da una famiglia di dottori commercialisti, con padre e zio attivi nello stesso ambito, l’approdo alla libera professione sembrava quasi naturale. Già durante l’università, però, si è resa evidente un’altra inclinazione: mi interessavano molto più i mercati finanziari che le tematiche normative e fiscali. Istintivamente, finivo per leggere la sezione Finanza e Mercati del Sole 24 Ore, più che quella Norme e Tributi.
Ho iniziato così la mia carriera alla fine degli anni Novanta in Merrill Lynch, come trader di convertible bonds. È stato un punto di partenza molto formativo, perché le obbligazioni convertibili sono strumenti ibridi che richiedono una lettura integrata di credito, equity, volatilità, struttura del capitale e liquidità.
Le esperienze successive in contesti internazionali, anche come responsabile delle vendite di Equity Derivatives presso Credit Suisse e RBS, hanno rafforzato questo approccio trasversale. Guardare agli strumenti come componenti di portafoglio e valutarne il comportamento lungo i cicli di mercato è stato il filo conduttore. È ciò che mi ha portato, in modo naturale, verso il mondo dell’asset management.
La mia giornata inizia sempre con la lettura del contesto di mercato: dati macroeconomici, flussi, movimenti e notizie rilevanti. Il morning meeting con i colleghi è un momento essenziale per avere una visione chiara del quadro generale, prima di entrare nelle singole tematiche.
Una parte significativa del mio tempo è dedicata agli incontri con gli investitori. Viaggio molto, perché il confronto diretto consente di entrare nel merito delle loro esigenze e del contesto operativo in cui si muovono.
In parallelo, mantengo un dialogo costante con i gestori e con i team di investimento. Conoscere in profondità ciò che stanno facendo, le scelte di portafoglio e le logiche sottostanti è indispensabile per restare allineato al processo e aggiornato sull’evoluzione delle strategie.
L’organizzazione del tempo è rigorosa, ma non rigida. La flessibilità è fondamentale, soprattutto per rispondere alle esigenze specifiche dei clienti, che richiedono spesso approcci e soluzioni differenti.
Proteggersi dall’inflazione richiede innanzitutto una lettura corretta dei tassi di interesse, che restano il principale canale di trasmissione degli shock inflattivi ai mercati. Gli episodi recenti hanno mostrato come la volatilità, oggi guidata dai prezzi dell’energia, possa riflettersi rapidamente sui tassi a breve. Questo accade soprattutto quando il mercato prezza reazioni tempestive delle banche centrali all’inflazione headline.
In questo quadro, le strategie obbligazionarie attive permettono di gestire con maggiore efficacia l’impatto dei movimenti dei tassi, agendo su duration e posizionamento lungo la curva. Il credito può contribuire attraverso il carry e una selezione attenta, soprattutto nei segmenti in cui i fondamentali restano solidi e i premi al rischio sono adeguati.
È inoltre utile considerare l’effetto del posizionamento: in alcune fasi i movimenti possono essere amplificati, quando sono presenti operazioni a leva costruite su aspettative di tagli dei tassi, come osservato di recente. In questi casi, disciplina di portafoglio e controllo del rischio diventano ancora più centrali.
Accanto a queste leve, i bond indicizzati all’inflazione possono avere un ruolo utile in un portafoglio ben bilanciato perché aiutano a preservare il potere d’acquisto. Anche qui è importante valutarne con attenzione duration e funzione complessiva all’interno dell’allocazione.
“Cash is king” è un’espressione ricorrente sui trading floor. Oggi, più che mai, il concetto resta valido, anche se la liquidità va interpretata in modo meno statico rispetto al passato.
In un contesto di incertezza macroeconomica e di movimenti spesso amplificati dal posizionamento, la liquidità rappresenta una leva di flessibilità e opzionalità. Non è solo una riserva difensiva: consente di gestire il rischio e di cogliere opportunità quando emergono dislocazioni di valore.
In Axiom Alternative Investments utilizziamo la liquidità con questo approccio, soprattutto in fasi come l’attuale. È una componente attiva della costruzione di portafoglio: aiuta a mantenere margini di manovra nell’allocazione, senza compromettere la coerenza complessiva della strategia.
In uno scenario di incertezza macroeconomica, volatilità persistente e rapidi cambiamenti nelle aspettative su tassi e crescita, risultano più adatti fondi con un approccio attivo, flessibile e realmente diversificato. In questa fase, la capacità di adattarsi conta più della semplice esposizione direzionale.
Nel fixed income questo significa gestire in modo dinamico duration e posizionamento lungo la curva, combinando diverse fonti di rendimento e mantenendo un controllo rigoroso del rischio. Un esempio è il nostro fondo obbligazionario flagship, con 17 anni di track record. Ha attraversato numerose fasi e cicli macroeconomici, adattando nel tempo il profilo di rischio e l’esposizione.
Allo stesso tempo, sull’azionario diventano centrali approcci selettivi e orientati alla qualità, capaci di distinguere tra vincitori e vinti nei diversi cicli. In questo contesto, anche le strategie long/short possono contribuire a generare valore riducendo la dipendenza dai movimenti degli indici. È in questa logica che abbiamo lanciato di recente una strategia Long Short Equity focalizzata sui finanziari europei e pensata per puntare sulla generazione di alpha attraverso la selezione fondamentale.
Più che una singola innovazione, credo che l’elemento davvero dirompente nella gestione patrimoniale sia l’evoluzione dei processi. In mercati più complessi e meno lineari, il valore aggiunto deriverà dalla capacità di integrare analisi fondamentale, gestione del rischio e flessibilità operativa.
Un primo ambito di trasformazione riguarda l’uso sempre più avanzato di dati e tecnologia a supporto delle decisioni. Intelligenza artificiale, modelli quantitativi e automazione aiutano a filtrare informazioni, individuare inefficienze e rafforzare il controllo del rischio, restando complementari al giudizio umano.
Un secondo vettore riguarda l’evoluzione delle soluzioni di investimento, con una crescente attenzione verso approcci meno dipendenti dall’andamento direzionale dei mercati. Strategie long/short e soluzioni absolute return rispondono all’esigenza di ottenere risultati più stabili in contesti caratterizzati da volatilità e rapidi cambiamenti di scenario.
Anche l’approccio ESG sta cambiando in modo significativo. Si passa da un semplice esercizio di esclusione a un’integrazione più strutturale nei processi di investimento. In quest’ottica, l’innovazione consiste nell’applicare criteri di sostenibilità in modo rigoroso anche a segmenti tradizionalmente meno coperti. Un esempio è il nostro fondo Articolo 9, dedicato al credito finanziario, che combina obiettivi climatici e analisi fondamentale del rischio, un unicum nel panorama europeo.
Infine, sta evolvendo anche il rapporto con gli investitori. Cresce la domanda di trasparenza, personalizzazione e comprensione del rischio, oltre alla performance. Questo richiede ai gestori di ripensare non solo i prodotti, ma anche il modo in cui il processo di investimento viene comunicato e condiviso.
In sintesi, l’innovazione nel settore passerà meno da singoli strumenti e più dalla capacità di combinare tecnologia, sostenibilità e disciplina di rischio. Il tutto dentro un approccio multi-strategia e una visione coerente di lungo periodo.
Nel lungo periodo, più che concentrarsi su singole innovazioni tecnologiche molto presenti nel dibattito, ritengo sia fondamentale guardare ai driver strutturali destinati a incidere in modo duraturo sull'economia e sui mercati.
Un primo tema chiave è la transizione energetica e climatica, che non riguarda solo alcuni settori industriali, ma coinvolge anche il sistema finanziario. Banche, assicurazioni e intermediari avranno un ruolo centrale nel finanziamento della transizione e nella gestione di nuovi rischi regolamentari e climatici, con implicazioni rilevanti sul credito e sul capitale.
Un secondo driver è il cambiamento demografico, in particolare in Europa. L’invecchiamento della popolazione avrà effetti sui sistemi previdenziali, sui flussi di risparmio e sulla domanda di soluzioni finanziarie più orientate alla stabilità e alla gestione del rischio nel tempo.
È poi importante considerare l’evoluzione del regime macroeconomico. Dopo anni di tassi molto bassi e abbondante liquidità, ci troviamo in uno scenario più complesso, in cui inflazione, politiche fiscali e geopolitica hanno un ruolo più centrale. In questo quadro, disciplina di portafoglio, diversificazione e approcci meno dipendenti dai mercati direzionali diventano decisivi per costruire valore nel tempo.
Quanto all’intelligenza artificiale, è ormai uno strumento diffuso nel settore. In Axiom utilizziamo da anni modelli proprietari a supporto dell’investimento, in particolare nell’analisi dei dati e nella gestione del rischio. L’AI è quindi uno strumento abilitante: crea valore se integrata in un impianto strutturato e guidato dall’esperienza.
In sintesi, più che inseguire temi di moda, è preferibile concentrarsi su forze di fondo che attraversano i cicli economici e richiedono un approccio coerente, selettivo e orientato al controllo del rischio nel tempo.
Nel tempo libero cerco di mantenere un buon equilibrio tra attività fisica e interessi personali. Lo sport ha sempre avuto un ruolo importante: gioco a basket e frequento regolarmente la palestra. Queste attività mi aiutano a staccare, a mantenere disciplina e concentrazione, e a curare il benessere anche fuori dal lavoro.
Mi piace dedicare tempo alla lettura, non solo di temi finanziari ma anche di attualità e storia: aiuta a mantenere una prospettiva ampia sui fattori economici e sociali del contesto in cui operiamo.
Quando possibile, mi ritaglio momenti di relax a Scilla, un luogo a cui sono molto legato e che considero ideale per rallentare i ritmi e ricaricare le energie.