
16 AGO, 2023
Di Teresa M. Blesa di RankiaPro
Esperto in Gestione del Portafoglio, Selezione dei Fondi, Scelta delle Azioni, Macroeconomia, Gestione delle Relazioni Commerciali e Finanza Aziendale, Nicola Tonelli, Equity Portfolio Manager presso Südtirol Bank AG dal 2010, è un professionista finanziario esperto con livello post-laurea specializzato in Legge Bancaria, Aziendale e Finanziaria. Lui ha pure dei Titoli presso Red Oddity - Programma Esecutivo in Banca e Finanza Aziendale.
Oggi, Nicola Tonelli è il nostro Fund Selector del Mese.
Dopo aver conseguito la laurea con lode in Economia e Finanza presso l’Università degli Studi di Parma ed aver maturato una breve esperienza nell’ufficio Asset Liabilities Management della sede Unicredit Group a Milano la mia passione per i mercati finanziari mi ha portato a ricercare una posizione in quest’ambito.
Sono quindi entrato a far parte dell’ufficio Gestioni Patrimoniali di Südtirol Bank a Bolzano, dedicando inizialmente maggiore focus all’attività operativa per poi specializzarmi sulla gestione della componente azionaria sia dei portafogli GPM sia del comparto sicav azionario internazionale di cui la nostra banca è advisor.
La parte che preferisco del mio lavoro è senza dubbio l’attività di advisory relativa al comparto sicav CompAM SB Equity, del quale abbiamo sviluppato il processo di investimento. Si tratta di un fondo azionario internazionale a bassa volatilità investito in singoli titoli che selezioniamo sia dal punto di vista dei fondamentali sia dal punto di vista della esposizione fattoriale. Ogni aspetto inerente le modalità di gestione e monitoraggio dell’andamento del comparto è stato definito e implementato internamente e questo mi ha permesso di acquisire una buona expertise sia lato stock-picking sia lato market timing e analisi inter-market.
Il processo di selezione fondi di Südtirol Bank avviene su base discrezionale e dipende in primis dalle decisioni di asset allocation che intendiamo implementare. Una volta individuata l’asset class di interesse, analizziamo i fondi istituzionali presenti sul mercato ad essa appartenenti sulla base di parametri sia qualitativi che quantitativi.
I principali parametri qualitativi che prendiamo in considerazione sono la reputazione della casa di investimento, la lunghezza del track record, l’asset under management del fondo (almeno 100 milioni di euro), la frequenza del nav (utilizziamo esclusivamente strumenti a nav giornaliero) la stabilità del team di gestione, i dettagli del processo di investimento, la possibilità o meno di ottenere dati aggiornati in relazione ai contenuti del portafoglio e di fissare conference call con il team di gestione.
Per quanto concerne i parametri quantitativi valutiamo a livello di peer group i principali indicatori di rendimento corretto per il rischio con particolare attenzione alla persistenza della performance e alla massima perdita dei singoli strumenti rispetto al benchamrk.
L’ufficio Gestioni Patrimoniali di Südtirol Bank è composto da tre professionisti: il direttore investimenti Vittorio Godi, CFA, Alessandro De Franceschi, con focus sulla componente obbligazionaria, e il sottoscritto con focus sulla componente azionaria. L’ufficio si occupa delle decisioni di investimento relative sia ai portafogli in regime di risparmio gestito sia ai comparti sicav CompAM SB di cui la banca è advisor. L’asset allocation è implementata utilizzando fondi attivi, fondi passivi, ETF, ETC, ETN, singoli titoli obbligazionari e singoli titoli azionari.
Essendo il set informativo a disposizione di chi fa il mio lavoro ovviamente molto ampio e dovendo seguire sia la componente fondi ed ETF azionari che la componente singoli titoli dei portafogli della banca e del comparto sicav CompAM SB Equity, per me organizzare l’informazione significa per prima cosa filtrare i dati a maggiore rilevanza da quelli superflui e poterli visualizzare in modo rapido e nel loro insieme. Per farlo ho costruito una serie di tool informatici interfacciati con il nostro data provider che mi permettono di monitorare in tempo reale i dati che ritengo essere di maggiore “valore aggiunto”.
Ad esempio, per quanto riguarda i fondi il rendimento su diversi orizzonti temporali rispetto al benchmark, lo sharpe-ratio, la perdita massima a 12 mesi, il capture-ratio etc. Per quanto riguarda i singoli titoli, l’andamento da carico rispetto al benchmark, il momentum dei prezzi, il momentum degli utili, la quantificazione dei free-cash flow, la variazione nel tempo del target price, l’esposizione fattoriale, l’impatto dei singoli fattori sull’andamento del prezzo etc.
L’informazione che ritengo essere più importante dal punto di vista qualitativo è quella relativa al processo di investimento del fondo. Citando una frase non mia, un buon metodo vale più di mille previsioni e ritengo faccia la differenza soprattutto in fasi di mercato caratterizzate da notevole incertezza come quelle che stiamo vivendo negli ultimi mesi.
Credo che la più grande sfida che chi seleziona fondi debba affrontare sia sempre, nel continuo, quella di inquadrare lo strumento in ottica di prospettiva legata all’andamento del ciclo macroeconomico e di riflesso del mercato di riferimento.
Provo a spiegarmi meglio con un esempio: a fine 2022 ci trovavamo di fronte a una significativa over-performance a 12 mesi, anche dal punto di vista risk-adjusted, dei fondi azionari value rispetto ai fondi azionari growth, legata soprattutto alla velocità e alla portata del rialzo dei tassi messo in campo dalle principali banche centrali (Fed in primis) e agli shock esogeni che hanno colpito il settore energetico (guerra russo-ucraina) con conseguente contrazione dell’offerta.
Basarsi esclusivamente su indicatori quantitativi di rischio-rendimento, per loro natura dipendenti dal passato, avrebbe portato a privilegiare strumenti con bias value in portafoglio. Tenere conto del minore grado di ciclicità degli utili, della solidità del modello di business e conseguente maggiore capacità di generazione di flussi di cassa e del maggiore grado di leva operativa che caratterizza i titoli growth, soprattutto quelli ad elevata capitalizzazione, avrebbe invece portato a conclusioni opposte. In un contesto caratterizzato da inflazione più elevata e persistente rispetto alla media storica, con gran parte del rialzo dei tassi ormai ragionevolmente alle spalle e alcuni importanti “mega-trend” che a tendere avrebbero preso sempre più slancio (e.g: intelligenza artificiale) la scelta di un bias growth in portafoglio sarebbe risultata più logica.
Nel tempo libero amo nuotare, fare immersioni e andare in montagna. Pratico anche kite-surf e tra un’attività e l’altra dedico tempo alla lettura, soprattutto di saggi di psicologia e geopolitica.