
4 DIC, 2023
Di Teresa M. Blesa di RankiaPro

Nell'attuale panorama finanziario globale, la sostenibilità è diventata un tema centrale. Per comprendere meglio questo ambito e il suo impatto sulla gestione dei fondi di investimento, abbiamo intervistato Giancarlo Fonseca, Country Head Italy di Lombard Odier Investment Managers, una figura chiave nel settore finanziario specializzata in strategie sostenibili.
Durante la nostra conversazione, abbiamo esplorato le tendenze, le sfide e le opportunità che circondano la finanza sostenibile e come stanno trasformando il panorama degli investimenti in Italia e a livello globale.
Il nostro modello si sviluppa su tre pilastri: l'elettrificazione, quindi il settore dell'energia; la protezione delle terre e la tutela degli oceani, collegata alla produzione degli alimenti; e l'economia circolare, che riguarda il modo col quale estraiamo i materiali dalla terra per produrre tutte quelle risorse che servono al nostro ecosistema produttivo.
Si tratta di una trasformazione che implica nuove regole, nuovi obiettivi e un vero e proprio ripensamento delle logiche con le quali alimentiamo questo ecosistema. Per noi, questa è una rivoluzione di natura industriale: le aziende devono decarbonizzarsi, trasformare il loro modello di business e continuare anche a generare utili per gli azionisti.
Ma non tutti i settori e non tutte le aziende saranno in grado di poter affrontare in maniera positiva questa transizione. Perciò, per noi di LOIM, questo diventa anche un tema di risk management. Occorre avere a disposizione molti dati per analizzare questa rivoluzione industriale: se la ricerca finanziaria tradizionale funziona per capire il comportamento finanziario di un'impresa, i rischi connessi alla transizione richiedono un supplemento di analisi.
Tra i nostri obiettivi ci sono la creazione di networking scientifico e la forte connessione anche con le imprese: da un lato, abbiamo una collaborazione con Systemiq, un global advisor UK, una B Corp, che si occupa di consulenza prevalentemente per governi e organizzazioni internazionali sui grandi sistemi di cambiamento del settore industriale e che si occupa anche di analisi di impresa. Sono nostri partner da diversi anni e ci hanno supportato anche nella costruzione del nostro framework di sostenibilità; abbiamo poi realizzato holistiQ con l'obiettivo di creare un team di ricerca su tutti i temi collegati alla transizione da un punto di vista di sistemi di cambiamento e di roadmap settoriali, che punterà a offrire un ventaglio di strategie di investimento diversificate e innovative, per i mercati pubblici e privati, con un asse portante dedicato a soluzioni basate sulla natura.
Ancora, è in essere la partnership con Oxford University, che serve per potenziare tutta la capacità di ricerca sui temi più ampi di natura scientifica collegati alla sostenibilità, per analizzare nel dettaglio tutto quello che sta accadendo alla natura, in termini di clima, temperature, biodiversità, acidificazione degli oceani, generazione di rifiuti, inquinamento chimico... È un tema complesso, per questa ragione utilizziamo la base scientifica dei Planetary Boundaries (confini planetari).
La combinazione di queste partnership ci aiuta ad essere sempre più consapevoli delle azioni che compiamo dal punto di vista degli investimenti; siamo inoltre partner anche di altre organizzazioni, ad esempio, in UK, siamo founding member della Biocircular Economy del re Carlo e, in Italia, siamo founding member di Regenerative Society Foundation, creata da imprese italiane che sono esempi virtuosi di sostenibilità e abbiamo anche un nostro comitato scientifico all'interno di questa fondazione.
Siamo partiti diversi anni fa costruendo la nostra piattaforma ESG per creare i nostri scoring. Si tratta di una piattaforma che si è evoluta negli anni per renderla il più puntuale possibile.
Abbiamo sviluppato delle metriche forward looking, che hanno una capacità predittiva di quello che un'azienda potrà fare in termini di contribuzione agli obiettivi di decarbonizzazione; questo perché le metriche ESG sono tipicamente backward looking, ovvero registrano il dato puntuale a oggi ma dicono poco della direzione che stai prendendo.
Le principali metriche, da questo punto di vista, sono il nostro indicatore proprietario di Implied Temperature Rise, che è una metrica che serve per sapere se le azioni che sta mettendo in campo un'azienda nel business plan avranno un impatto superiore o inferiore a 1,5/2 gradi, cosí come richiesto dagli accordi di Parigi al 2015. Lo monitoriamo nel tempo per capire qual è la traiettoria e come impatta sul clima.
L'altra metrica proprietaria è il Climate Value Impact, che ci serve a misurare il rischio climatico associato all'impresa. Il clima del pianeta è cambiato: oggi assistiamo a degli eventi climatici estremi che minacciano le società prossime a quelle aree del mondo dove si verificano maggiormente questi eventi, ma impatta anche sulle imprese, sui loro cicli di approvvigionamento e di distribuzione produttivi. E questo è un costo finanziario, quindi dobbiamo misurarlo per capire se stiamo comprando un'azienda particolarmente esposta a rischi di natura climatica.
L'altra attività che facciamo è analizzare i business plan delle imprese per capire come stanno allocando le loro Capex e Opex sui progetti di sviluppo di impresa e come queste impattano la generazione del valore e le metriche di sostenibilità.
Inseriamo nei portafogli aziende che generano valore da un punto di vista finanziario e da un punto di vista di impatto. Cosa comporta questo? Che se c'è un'azienda che impatta positivamente ma che non genera valore continuiamo a monitorarla finchè non inizia a generare anche valore finanziario. Non investiamo in aziende che, pur generando valore, impattano molto negativamente sul pianeta. Per noi, il mix perfetto equivale a generare valore da un punto di vista finanziario e anche da un punto di vista di impatto.
Noi, come settore, siamo preparati a fare innovazione finanziaria. Ma, a mio avviso, la grande innovazione deve essere fatta dal regulator, che deve aiutare il sistema a muoversi in maniera consolidata, tutto insieme. Ancora oggi esiste una pluralità di metodologie che crea confusione.
Esatto, ci stiamo adattando: il lavoro che dobbiamo fare in maniera responsabile e rispettosa con le norme è recepirle all'interno del nostro framework.
Abbiamo una grande attenzione per i temi della reputation e, sui temi della transizione ecosostenibile, in particolare, c'è un’attenzione particolare per evitare anche di incappare in qualche azione di greenwashing. Collaboriamo con il regulator in modo che le regole aiutino realmente e concretamente a sviluppare una finanza sostenibile.
Investiamo molte risorse nella comunicazione e nel produrre i materiali legali più chiari e trasparenti possibile (ovviamente, è tutto un learning in progress, quindi si può sempre migliorare), e cerchiamo di rendere le nostre scelte il più comprensibili possibile.
Tutti i settori industriali sono coinvolti nella transizione eco-sostenibile. Ed oggi le valutazioni sono estremamente interessanti per un investitore attento al valore e con un orizzonte temporale di medio-lungo termine.
Ci sono aziende megacap che hanno raggiunto valutazioni molto alte quest’anno, ma tutto il resto del mercato è a sconto, soprattutto le mid cap e le small cap, dove si trova gran parte dell'innovazione di processi, di modelli di business collegati alla transizione. Di conseguenza, oggi, un investitore che si affaccia a questo mercato non solo trova un tema di sviluppo futuro irreversibile ma anche dei prezzi eccezionali.
Il vero ostacolo è di educazione. Non finiremo mai di insistere su questo: qui si tratta di investire nel medio lungo termine, a 5/10 anni almeno.
La chiave della COP28 sarà il phase out dei fossil fuel, come gestirlo e come finanziarlo. L'altro tema è il fatto che i Paesi occidentali devono essere in grado di supportare con finanziamenti la transizione nei Paesi in via di sviluppo.
Formulare un'aspettativa è molto complicato perché una negoziazione sulle due tematiche è veramente molto impegnativa. Tuttavia, già il fatto che se ne parli dà la misura di quanto il tema della transizione non sia più oggetto di discussione. Ciò di cui occorre discutere è il dettaglio operativo.