
17 DIC, 2025
Di Teresa M. Blesa di RankiaPro

Simone Poma ricopre dal 2024 la posizione di Director e opera nel ruolo di Portfolio Manager all’interno della divisione Thematic Equities di J. Safra Sarasin Asset Management, proprietà del gruppo J. Safra Group, nella quale la responsabilità principale è quella di Lead Manager del fondo JSS Sustainable Equity - Future Health.
Precedentemente, Simone ha ricoperto nel 2016 il ruolo di analista finanziario presso la CYPE Investment Management Co. basata a Pechino, Cina e dal 2017 al 2024 ha fatto parte del gruppo Anima SGR a Milano, ricoprendo il ruolo di Portfolio Manager all’interno della divisione Global Equity, occupandosi prevalentemente di fondi azionari, con un focus sul settore sanitario.
Nel 2016 Simone ha conseguito una laurea magistrale in Banking and Finance presso l’Università Cattolica di Milano ed è CFA Charterholder dal 2021.
L’inizio della mia carriera nel settore finanziario risale al 2016, durante il secondo anno del programma di laurea magistrale e combacia anche con la mia prima esperienza lavorativa all’estero, precisamente in Cina. Ricoprendo il ruolo di analista finanziario ho potuto per la prima volta mettere in pratica gli insegnamenti teorici dei miei studi ma allo stesso tempo applicarli al settore sanitario, per cui in seguito è nata una passione indissolubile e che ha delineato il mio percorso fino ad oggi.
Tuttavia, il sogno di lavorare in finanza, e in particolare in asset management, l’ho coltivato fin dai primi giorni della laurea triennale, forse idealmente trainato dal mito di Wall Street o più praticamente spiegato dal modus operandi tipico di questa professione, che ho sempre ritenuto affascinante e che unisce studio, analisi e un processo decisionale in situazioni incerte, insieme alla possibilità di approfondire svariati temi in diversi settori allo stesso tempo. Inoltre, alcune delle caratteristiche di questo mestiere presentano delle analogie significative con un’altra mia passione del passato che ad un certo punto della mia vita ho dovuto abbandonare, ossia il gioco del poker a livello professionistico.
Come detto in precedenza, questo mestiere prevede un intenso carico di lavoro in termini di studio e analisi. Il mio universo investibile è molto ampio e il flusso di informazioni in grado di influenzare le mie decisioni implacabile. Questa fase, quindi, occupa circa il 70% della mia giornata. Il rimanente 30% è dedicato alla costruzione e monitoraggio del portafoglio, all’interazione con colleghi e clienti e a questioni organizzative.
Il mio processo di investimento si basa su 3 principi chiave.
Ammesso che l’allocazione strategica del fondo riflette sempre le mie convinzioni strutturali di lungo periodo derivate principalmente da analisi “bottom-up”, dal punto di vista di “style factor” negli ultimi mesi il portafoglio ha notevolmente ridotto l’esposizione a “qualità” a favore di “beta” e “volatilità”, senza abbandonare la solidità di “size” e “dividendi”. A livello settoriale, questo si riscontra in un aumento delle scommesse nel settore della biotecnologia che beneficia da favorevoli dinamiche sia macro, ossia tassi più bassi, sia micro, quali efficaci studi clinici e scoperte scientifiche, consolidamento grazie a operazioni di M&A e un contesto politico decisamente più amichevole.
Le mie scelte di investimento sono orientate da un framework molto preciso, basato su 5 fattori: innovazione scientifica in grado di rivoluzionare la sanità, mercati ampi, penetrazione bassa, barriere all’ingresso elevate e pricing power. Tutte le società in cui investo vantano la maggior parte di queste caratteristiche. Altrimenti, non potrebbero trovare spazio all’interno del portafoglio.
Le sfide più grandi che ho dovuto e devo spesso affrontare sono principalmente due. La prima, per quanto riguarda l’effettiva gestione del fondo, è il controllo delle emozioni. Questo mestiere, per quanto comporti un’attività che io ritengo la più intellettualmente stimolante che esista, allo stesso tempo provoca estrema frustrazione in alcuni casi. Tutti in questo lavoro commettiamo degli errori. La sfida più importante, quindi, è di non rimanere infossato su alcune idee poco fruttifere sperando in un futuro più roseo o agganciandosi a scuse come valutazioni troppo scontate. Non bisogna mai dimenticare che, nonostante gli investimenti abbiano un orizzonte temporale lungo, siamo valutati dai nostri clienti su base annua.
La seconda sfida invece è legata ad un lato di questo mestiere relativamente più giovane, ossia la vendita. In un settore caratterizzato da spietata concorrenza, il Fund Manager moderno deve diventare anche un abile venditore, coltivare relazioni, creare contenuti con cui si possa differenziare in campi che vanno oltre il rendimento del fondo che gestisce. Oggigiorno, convincere una persona ad affidarti i suoi soldi o quelli dei propri clienti rappresenta un confronto crescente.
Ad una persona che nutra il sogno di lavorare in asset management consiglierei innanzitutto di coltivare senza pausa la propria curiosità, essendo questa il vero motore di questa industria. In un mondo così ampio e diversificato, una costante curiosità permette di imbattersi in nuove opportunità di investimento frequentemente. Io, per esempio, non concludo mai la giornata senza aver imparato qualcosa di nuovo.
Un secondo consiglio è quello di assorbire dai propri colleghi con esperienza il più possibile senza però emulare nessuno nello specifico. Il mestiere del Fund Manager si può rispecchiare anche in un artista, in cui regole e cannoni fissi sono sempre affiancati da fantasia e creatività. Solo il tempo e l’esperienza permetteranno di definire il proprio stile di investimento.
Quando non lavoro mi dedico principalmente allo sport, ai viaggi e alla cucina.