
5 GIU, 2024
Di Teresa M. Blesa di RankiaPro
Stefania Taschini è Responsabile Multi-manager di ANIMA SGR. In precedenza ha lavorato come Senior portfolio manager in Prima Sgr (in seguito fusa in ANIMA Sgr) svolgendo un ruolo attivo nell’attività di selezione dei fondi di case terze.
Ha cominciato la propria carriera nell’asset management nel 2002 in Monte Paschi Asset Management, prima come analista fondi e in seguito come gestore di portafoglio. È laureata in Economia e ha conseguito un Master in Finanza Internazionale (MIF) presso l’Almo Collegio Borromeo di Pavia.
Ho iniziato la mia carriera nel settore finanziario nel 2002, dopo la laurea in Economia e un Master in Finanza Internazionale. Ho mosso i primi passi come Fund Analyst in Monte Paschi asset Management, occupandomi della selezione di fondi su classi di attivo tradizionali long only e allargando successivamente il perimetro verso strategie absolute return e alternative Ucits. Dalla Fund selection, le mie competenze si sono poi ampliate alla gestione di portafogli Multi Manager: fondi di fondi bilanciati, Unit linked, fondi flessibili e absolute return, fondi di fondi a scadenza. Oggi guido il team nel quale sono cresciuta professionalmente e questo per me è indubbiamente motivo di orgoglio.
Sicuramente il fatto di acquisire sempre nuove competenze e il poter spaziare in diversi ambiti all'interno di un processo di asset allocation che si muove a 360 gradi all’interno dell'universo investibile.
Potendo beneficiare di un punto di osservazione privilegiato come quello del fund selector, negli ultimi 20 abbiamo vissuto in presa diretta e seduti in prima fila l'evoluzione e la profonda trasformazione che ha coinvolto l'industria del risparmio gestito. Nuove sfide tecnologiche, nuovi player, nuove dinamiche anche sul fronte della regolamentazione e delle istituzioni, ma sempre all’interno di un business stimolante, mai statico e ricco di nuove competenze da acquisire.
Il nostro processo di selezione combina due fasi distinte ma complementari: la prima riguarda un filtro quantitativo, per peer group omogenei, che mira ad individuare, su un arco temporale di tre anni, i migliori fondi in termini di rendimento aggiustato per il rischio. Oltre al rendimento assoluto o relativo, infatti, utilizziamo indicatori come tracking error volatility, Max Drawdown, Information ratio, Sharpe ratio, Calmar Ratio etc. Lo scoring nel peer group, tuttavia, è solo una prima indicazione, un input iniziale che necessita di una conferma e di un approfondimento specifico: qui entriamo nella seconda parte, relativa alla due diligence, che prende in considerazione il team di gestione, processo di investimento, controllo del rischio. Entrambe la fasi sono necessarie per poter approvare un fondo nelle nostre Buy List e non è raro che una delle due possa cambiare radicalmente la valutazione positiva dell’altra e interrompere quindi l’approvazione finale di un nuovo fondo.
Il nostro team è composto da sei persone, tre dedicate alla selezione fondi e tre alla gestione di portafoglio. L’esperienza media del team è di 15 anni e ognuno di noi ha un background accademico e un’esperienza diversa e può quindi portare un contributo prezioso al nostro processo di investimento. La divisione di 3 fund selectors e 3 gestori sta tuttavia diventando sempre meno vincolante: credo molto nel lavoro di team, nella condivisione delle informazioni e delle analisi di due diligence.
In un mondo dove siamo letteralmente sommersi di dati e informazioni, ritengo che la corretta gestione dei flussi informativi sia una delle chiavi di successo di un team di gestione: l'alimentazione di un database centralizzato di cui ogni membro del team è sia fruitore che contributore rappresenta il modo più efficace per gestire e far circolare le informazioni.
Per le nostre analisi utilizziamo sia dati di info provider esterni (Morningstar, Refinitiv, MSCI) che dati prodotti internamente dai nostri modelli proprietari. Negli ultimi anni, con la crescita e l’introduzione di strategie di tipo sostenibile, è stato sempre più necessario integrare le classiche informazioni di tipo quali-quantitativo con un numero crescente di dati specifici di portafoglio, dalle esclusioni settoriali al Carbon Foot print, dai PAI agli obiettivi specifici di ciascuna strategia in ambito ESG. Oltre alle analisi quantitative che aggiorniamo su base trimestrale, teniamo traccia dei risultati di due diligence per ciascun fondo analizzato e approvato, così da avere una storia che alimentiamo nel tempo per ciascuna società o fondo inserito nelle nostre liste.
Sicuramente il processo di investimento, insieme al controllo del rischio. La presenza di un processo strutturato e robusto è un valore all’interno della due diligence del fondo, perché porta consistenza sui risultati, chiarezza sullo stile e ci guida nelle scelte di asset allocation, dirette e indirette. Allo stesso tempo, attraverso il processo di investimento è possibile finalizzare completamente la due diligence del fondo, collegando i risultati ottenuti al processo decisionale dell’intero del team di gestione. Altrettanto importante, però, è anche il controllo del rischio, fondamentale per gestire attivamente ciascuna strategia in un contesto di mercato sempre più sfidante e complicato.
La chiave del successo nella fund selection credo si trovi in un processo di analisi consistente e dettagliato, che riesca a tenere conto sia di aspetti qualitativi che quantitativi: la sfida più grande dell'ultimo decennio è stato quella di dover man mano ripensare e rivedere il processo di analisi e selezione per poterlo adattare – com’è inevitabile - al contesto sempre mutevole dei mercati e degli strumenti per operare su di essi. Uno sforzo continuo di fine tuning e rivisitazione, necessario e stimolante, che però richiede di rimettere costantemente in gioco certezze e consuetudini alla continua ricerca di nuovi equilibri.
Quando non lavoro cerco di dedicare tempo di qualità alla mia famiglia, cercando di avvicinare anche i miei figli a quelle che sono le mie passioni extra lavorative: viaggiare, alimentando sempre la curiosità di scoprire posti nuovi, e praticare sport come occasione di incontro, sfida e anche socialità.