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Acqua, acqua: ce n’è bisogno ovunque
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Acqua, acqua: ce n’è bisogno ovunque

AUTORE: Marc-Olivier Buffle, Senior Product Specialist di Pictet Asset Management Nei prossimi 25 anni in tutto il mondo saranno necessari investimenti in infrastrutture idriche e fognarie per quasi 13.000 miliardi di dollari: un impegno che né il settore privato né quello pubblico possono affrontare da soli. Tuttavia, i loro sforzi congiunti devono essere gestiti in […]
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AUTORE: Marc-Olivier Buffle, Senior Product Specialist di Pictet Asset Management

Nei prossimi 25 anni in tutto il mondo saranno necessari investimenti in infrastrutture idriche e fognarie per quasi 13.000 miliardi di dollari: un impegno che né il settore privato né quello pubblico possono affrontare da soli. Tuttavia, i loro sforzi congiunti devono essere gestiti in modo intelligente e con una visione a lungo termine. Ciò è necessario, in quanto l’esperienza mostra che la cattiva riuscita di una tale collaborazione non porta che a risultati insoddisfacenti per entrambe le parti.

David Lloyd-Owen, esperto nel settore idrico e consulente del Thematic Advisory Board di Pictet, stima che per garantire l’accesso universale all’acqua entro il 2050 (vale a dire un accesso a fonti idriche e servizi igienico-sanitari sicuri per tutte le famiglie e trattamenti delle acque reflue in ogni città) saranno necessari 8.800 miliardi di dollari di investimenti infrastrutturali nei Paesi in via di sviluppo e ulteriori 4.100 miliardi di dollari in quelli sviluppati.

Ciò equivale a un investimento di circa 370 miliardi di dollari ogni anno. Secondo un’analisi di Pictet Asset Management, attualmente l’investimento annuo in spese in conto capitale nel settore idrico si aggira intorno ad appena 287 miliardi di dollari (settore agricolo escluso). Queste stime variano molto, (ad esempio, l’OCSE prevede investimenti necessari per 1.000 miliardi di dollari all’anno), ma la maggior parte è concorde sul fatto che vi è un’enorme differenza tra quanto necessario e quanto effettivamente fornito.

La strada da percorrere

Non c’è dubbio che le infrastrutture siano un aspetto cruciale. L’acqua inquinata causa 1,2 milioni di morti premature ogni anno; nei Paesi a basso reddito circa il 6% dei decessi è conseguenza diretta di fonti idriche non sicure. Nel 2022 una persona su quattro in tutto il mondo non ha avuto accesso ad acque pulite e il 43% a servizi igienico-sanitari sicuri. Persino nei Paesi ad alto reddito il 6% e il 9% delle persone non ha avuto accesso rispettivamente ad acqua potabile e a servizi igienico-sanitari sicuri. Al ritmo attuale, nel 2030 le percentuali mondiali saranno ancora rispettivamente del 23% e del 35%. 

Maggiore la povertà, peggiore l’approvvigionamento

Quota della popolazione che ha accesso a impianti per l’acqua potabile, per livello di reddito nazionale, 2020

Grafico che fa vedere la quota della popolazione che ha accesso a impianti per l'acqua potabile, per livello di reddito nazionale, anno 2020

Fonte: Our World in Data, dati al 24/07/2023

Uno dei problemi è che molte delle reti idriche a disposizione dei Paesi sviluppati sono state costruite nel XIX secolo, durante il primo grande impulso alla realizzazione di opere igienico-sanitarie pubbliche. Londra, ad esempio, utilizza ancora l’enorme sistema fognario creato da Joseph Bazalgette e completato nel 1875. Per quanto si tratti un miracolo di ingegneria, non è più in grado di sostenere le esigenze della metropoli. Per questa ragione nel 2025 sarà integrato dal Thames Tideway Tunnel, un collettore di scarico di 25 chilometri che passa in parte sotto il Tamigi e si estende da un’estremità all’altra della città. 

In sintesi, investire è necessario, sia a livello pubblico che privato. È quindi probabile che vedremo aumentare in tutto il mondo sia le spese in conto capitale che le bollette dell’acqua.

Pubblico o privato?

Il 20% della popolazione mondiale è servito da operatori privati, mentre il restante 80% è servito da aziende idriche statali o non gode di alcun servizio. Tuttavia, le enormi carenze in termini di quantità e qualità effettive della fornitura suggeriscono che forse le amministrazioni politiche non sono i migliori gestori di questo bene pubblico essenziale.

In primo luogo, è necessario che i fornitori dispongano di una struttura di incentivi e di una supervisione corrette, ma non sempre è così. In troppi Paesi (come Indonesia o Kenya) l’offerta è buona per i ricchi ma inadeguata per tutti gli altri, anche se insuccessi di questo tipo non si limitano ai Paesi in via di sviluppo. La crisi idrica di Flint, nello stato americano del Michigan, dove nel periodo 2014-2017 fino a 12.000 bambini sono stati esposti a livelli elevati di piombo nell’acqua, è stata una mancanza imputabile al Dipartimento per l’acqua e le fognature di Detroit. In quel caso, il tentativo di un’autorità locale di risparmiare una piccola somma di denaro ha comportato, in ultima analisi, costi sociali e di bonifica molto elevati. 

I sussidi e altre mosse sbagliate delle amministrazioni, inoltre, creano distorsioni risultanti in prezzi dell’acqua inadeguati. Un problema simile assilla lo Stato della California, dove in un ambiente semi-desertico è fiorita un’agricoltura ad alta intensità idrica grazie a prezzi dell’acqua artificialmente bassi, situazione a sua volta determinata principalmente dalla forza delle lobby del settore.

Allo stesso modo, anche il settore privato ha le sue mancanze, come visto di recente nel Regno Unito, dove aziende idriche private inglesi e gallesi sono state sottoposte a considerevoli controlli in seguito allo sversamento di acque reflue nei fiumi e su spiagge pubbliche. 

È necessario fare delle distinzioni

La situazione nel Regno Unito offre un punto di paragone particolarmente interessante per quanto riguarda la fornitura pubblica e privata di servizi idrici. Ciascuna delle nazioni che lo compongono (Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda del Nord) adotta un approccio diverso. Le dieci aziende idriche e fognarie di Inghilterra e Galles sono state privatizzate nel 1989. Le nove società inglesi sono un mix di società quotate in borsa, di private equity e di controllate di società internazionali. La gallese Welsh Water è un’azienda privata no profit. Le aziende idriche nell’Irlanda del Nord e in Scozia restano monopolio delle amministrazioni. In generale, le aziende private hanno ottenuto risultati migliori: percentuali di perdite d’acqua inferiori, trattamenti delle acque reflue più avanzati e migliore qualità dell’acqua potabile. 

A partire dalla privatizzazione, i loro investimenti in infrastrutture sono stati proporzionalmente superiori a quelli degli anni ’70 e ’80, quando il settore era in mani statali. Anche la gestione dei loro servizi è più efficiente. Una famiglia che utilizza 10 metri cubi di acqua al mese, ad esempio, pagherebbe 82,7 dollari al mese a Glasgow (Scottish Water) contro 39,4 dollari a Londra (Thames Water) e 53,3 dollari a Cardiff (Welsh Water). L’acqua è “gratis” nell’Irlanda del Nord, in quanto pagata attraverso la fiscalità generale. 

Alcuni dei recenti scandali legati allo sversamento di acque reflue dipendono dal sistema di monitoraggio britannico, più rigido rispetto ad altri Paesi europei, dove, in alcuni casi, la qualità delle acque litoranee non viene misurata per diversi giorni dopo un nubifragio. Le nostre valutazioni, inoltre, suggeriscono che le aziende idriche britanniche siano responsabili per meno del 30% dell’inquinamento dei fiumi e che le fonti principali del problema siano l’agricoltura e l’industria.

Alcune mancanze derivano, tuttavia, da carenze normative. In generale, le amministrazioni pubbliche sono molto migliorate nel negoziare e strutturare partnership pubblico-privato per la fornitura di servizi di pubblica utilità. Trent’anni fa molti contratti erano elaborati lacunosamente e finivano in contenziosi; da allora i funzionari pubblici hanno accumulato esperienza, e i molti precedenti consentono ora di inquadrare gli accordi in modo da garantire il raggiungimento dei loro obiettivi a un costo inferiore rispetto a quello ottenibile come impresa statale. Tuttavia, in alcuni casi le autorità di regolamentazione mostrano ancora criticità: ad esempio, dimostrano spesso poca familiarità con le modalità con cui operano le aziende detenute dal private equity, come nel caso di Thames Water.

Fare le cose per bene

Un monopolio ben regolamentato può produrre risultati eccellenti, anche in un contesto complicato. A Manila e Phnom Penh il settore privato è riuscito a fornire un approvvigionamento idrico affidabile e accessibile a tutti con perdite (causate da fuoriuscite o furti) relativamente ridotte: dell’11,6% a Manila e dell’8,5% a Phnom Penh rispetto al quasi 25% di Londra.

Negli ultimi vent’anni molti appalti del settore privato si sono concentrati sullo sviluppo di impianti e reti idriche e per il trattamento delle acque reflue, mentre le municipalità si occupavano dei servizi alla clientela.

Ciò ha permesso di ridurre drasticamente i costi di sviluppo di nuove infrastrutture.

Un mondo assetato

Utilizzo di acqua dolce per area economica, miliardi di metri cubi, 1901-2020

Grafico che fa vedere il consumo idrico totale

Fonte: Our World in Data, dati al 24/07/2023

In generale, sia per il settore pubblico che per quello privato le tariffe per acqua e fognature che coprono i costi sono il modello preferito poiché sono sostenibili, sebbene si possano destinare dei sussidi laddove l’accessibilità economica rappresenti un problema. Di fondamentale importanza è l’engagement costante degli investitori con le aziende idriche, al fine di migliorare i risultati relativi all’inquinamento e stabilire sistemi di incentivazione, migliorando così, a loro volta, i risultati ambientali e finanziari.

Acqua pulita e servizi igienico-sanitari sicuri sono elementi essenziali per la vita. Il loro approvvigionamento deve essere gestito con efficienza e in modo da garantire il massimo beneficio. Spesso, ciò richiede il coinvolgimento di aziende del settore privato, anche se è necessaria una regolamentazione adeguata. È inoltre necessario sviluppare le competenze e le capacità adatte alla progettazione e alla realizzazione delle opere necessarie. In sintesi, significa sviluppare le modalità più efficaci per consentire al settore privato e a quello pubblico di collaborare per il bene comune.

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