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Tassi BCE fermi al 2,5%: rialzo a dicembre e successione Lagarde, l’opinione degli esperti
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Tassi BCE fermi al 2,5%: rialzo a dicembre e successione Lagarde, l’opinione degli esperti

Francoforte congela i tassi ma lascia aperta la porta a dicembre: tre case di gestione su condizioni finanziarie, spread e dopo-Lagarde.
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I tassi BCE restano fermi, ma la riunione del 29 ottobre segna un cambio di passo più sostanziale di quanto suggerisca la decisione. Il Consiglio direttivo ha confermato il tasso sui depositi al 2,50% all'unanimità, dopo aver discusso apertamente un rialzo, e ha introdotto nella comunicazione un elemento nuovo: il peso delle condizioni di finanziamento più restrittive su inflazione e crescita.

Sul tavolo ci sono due forze di segno opposto. Da un lato, il rincaro dell'energia spinge le prospettive di inflazione oltre le proiezioni di settembre. Dall'altro, il costo del credito a lungo termine è salito, con le tensioni sui titoli di Stato francesi a fare da cassa di risonanza. A complicare il quadro arriva l'annuncio delle dimissioni anticipate di Christine Lagarde, che apre una fase di transizione al vertice dell'istituto di Francoforte.

Perché la BCE ha lasciato i tassi fermi al 2,50%?

La pausa nasce da un equilibrio tra rischi contrapposti. Secondo Ulrike Kastens, Senior Economist, DWS, l'irrigidimento delle condizioni di finanziamento "è stato probabilmente il fattore decisivo dietro la decisione di lasciare invariato il tasso sui depositi al 2,50%". Sulla stessa linea Martina Daga, Macro Economist, AcomeA SGR, che individua due novità rispetto a settembre: l'aumento significativo dei prezzi dell'energia e quello del costo del finanziamento a lungo termine.

Il nodo resta la persistenza dell'inflazione. Per Konstantin Veit, Portfolio Manager, PIMCO, la principale preoccupazione dell'istituto è che il rincaro energetico si radichi nei prezzi, ma "non vi sono ancora segnali che indichino un suo radicamento". Una lettura condivisa da Daga (AcomeA SGR), secondo cui la BCE per ora non vede rischi materiali di effetti di secondo round, e da Kastens (DWS), che sottolinea come l'inflazione di fondo sia finora rimasta notevolmente stabile.

Rialzo dei tassi BCE a dicembre: quanto è probabile?

La porta resta aperta. Daga (AcomeA SGR) riporta le parole di Lagarde, secondo cui la situazione attuale "could have warranted a hike" (“avrebbe potuto giustificare un rialzo”), e ne trae una conclusione netta: "Il rialzo è stato rinviato, non escluso". Lo scenario di base di Veit (PIMCO) va nella stessa direzione: la BCE dovrebbe alzare i tassi a dicembre, entrando in un territorio di politica monetaria marginalmente restrittiva.

Il disaccordo riguarda piuttosto l'ampiezza del ciclo. Il mercato sconta circa tre ulteriori rialzi, per un tasso terminale del 3,25%, ma Veit (PIMCO) ritiene che "i rischi siano orientati verso un numero inferiore di rialzi", pur riconoscendo un'incertezza eccezionalmente elevata. Kastens (DWS) arriva alla stessa conclusione per un'altra via: l'enfasi sulle condizioni di finanziamento ha reso la comunicazione molto più bilanciata, spostando il tono verso meno rialzi di quanti i mercati avessero scontato in precedenza.

Decisivi saranno i dati: prima di muoversi, osserva Daga (AcomeA SGR), la BCE vuole vedere nuove proiezioni dello staff, due dati di inflazione, PIL, produzione industriale, Bank Lending Survey, lavoro e PMI. Per Veit (PIMCO), solo uno scostamento significativo e persistente dell'inflazione dall'obiettivo giustificherebbe una risposta più decisa; fino ad allora prevale la "linea di mezzo".

Spread francesi e TPI: la BCE interverrà sui titoli di Stato?

Il fronte dei rendimenti sovrani è il secondo banco di prova. Daga (AcomeA SGR) ricorda che Lagarde ha letto il rialzo dei tassi a lungo termine come un fenomeno globale, avvertendo che i Paesi ad alto debito devono mettere in conto tassi elevati ancora a lungo e misure di bilancio adeguate. Kastens (DWS), d'altra parte, si aspetta che le tensioni legate alla Francia persistano nei prossimi mesi.

Sull'eventuale intervento, Lagarde si è limitata a ribadire che gli strumenti esistono contro movimenti ingiustificati e disordinati, senza citarne uno specifico né definire la soglia. Una reticenza che Daga (AcomeA SGR) giudica coerente con il disegno dello strumento: "l'efficacia di un backstop sta anche nella discrezionalità con cui lo si applica. Se la soglia di intervento fosse esplicita, diventerebbe un livello da mettere alla prova".

Dimissioni di Lagarde: chi sarà il prossimo presidente della BCE?

Lagarde lascerà l'incarico il 7 febbraio 2027, circa nove mesi prima della scadenza naturale. Non sarà l'unica uscita: come sottolinea Daga (AcomeA SGR), nello stesso periodo lasceranno il Comitato esecutivo anche Isabel Schnabel, a gennaio, e il capo economista Philip Lane, il cui mandato scade a fine maggio. Per Kastens (DWS) si apre così l'opportunità di un accordo complessivo sulle posizioni vacanti.

Le nomine spettano agli organi politici europei, con decisione finale del Consiglio europeo a maggioranza qualificata dei Paesi dell'area euro. Le tre posizioni, osserva Daga (AcomeA SGR), saranno negoziate insieme, in un equilibrio tra Paesi che peserà sulla futura composizione del board.

Sui nomi, Veit (PIMCO) e Kastens (DWS) convergono: Klaas Knot, ex governatore della banca centrale olandese, e Hernández de Cos, ex governatore della Banca di Spagna, sono in pole position, anche se per Kastens resta da vedere se i leader dell'area euro condividano questa valutazione. Veit si attende inoltre un profilo centrista, in linea con lo stile inclusivo e orientato al consenso di Lagarde.

Soprattutto, Veit (PIMCO) ridimensiona l'impatto del cambio al vertice: l'approccio basato su un quadro di riferimento, ribadito nella valutazione della politica monetaria del 2025, riduce il peso delle singole personalità. "La funzione di reazione è chiara e difficilmente cambierà", e per questo Veit non si attende implicazioni significative per gli investimenti.

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