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Come si comportano le materie prime durante periodi di incertezza finanziaria?
Materie Prime

Come si comportano le materie prime durante periodi di incertezza finanziaria?

Il 2023 sarà ricordato, nell’ambito delle finanze e degli investimenti, come un periodo tumultuoso: l’incertezza ha caratterizzato il mercato in tutte le sue aree, comprese le materie prime.
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4 MAR, 2024

Di Teresa M. Blesa di RankiaPro

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Il 2023 sarà ricordato, nell'ambito delle finanze e degli investimenti, come un periodo tumultuoso: l'incertezza ha caratterizzato il mercato in tutte le sue aree, comprese le materie prime, e sembra che il 2024 non sarà molto diverso. Tuttavia, alcuni materiali come l'oro o il rame hanno registrato performance molto positive. Pertanto, è lecito chiedersi, come si comportano le materie prime in periodi di incertezza finanziaria? Per rispondere a questa domanda abbiamo consultato tre esperti di Allianz Global Investors, Ofi Invest Asset Management e Schroders. Ecco cosa ci hanno raccontato:

Gregor Hirt, Global CIO Multi Asset, Allianz Global Investors

Le dinamiche di domanda e offerta, sia a breve che a lungo termine, costituiscono a nostro avviso un importante fattore trainante per le materie prime

Dal lato dell’offerta, da anni si registra una forte carenza di investimenti negli ambiti più diversi, dall’esplorazione petrolifera all’estrazione mineraria, poiché nei settori energetico e minerario ha prevalso la disciplina di capitale. Dato che i nuovi progetti come le piattaforme petrolifere, le trivellazioni dei giacimenti di scisto o le miniere di metallo impiegano anni per arrivare dall’investimento iniziale alla produzione, riteniamo che il rischio di un aumento significativo dell’offerta sia piuttosto basso

La nuova offerta è limitata anche da fattori che espongono le imprese a rischi ambientali, sociali e di governance (ESG). Ad esempio, le miniere nuove e quelle esistenti producono minerali di qualità decrescente. La produzione di metalli da minerali di bassa qualità comporta un’attività estrattiva tecnicamente più complessa, mentre la lavorazione richiede attrezzature più grandi e l’uso di una maggiore quantità di prodotti chimici. A fronte di un’attività estrattiva che potrebbe diventare più inquinante, le proteste contro le nuove miniere sono aumentate, amplificate dai social media

Dal lato della domanda, le materie prime – e i metalli industriali in particolare – sembrano godere di prospettive rosee, se non altro perché la domanda dovrebbe aumentare con l’accelerazione della transizione energetica. In effetti, molti paesi europei, in particolare la Germania, hanno dichiarato di voler velocizzare il passaggio alle rinnovabili nell’ambito di una strategia urgente per ridurre la dipendenza dal gas russo. La domanda riceverà impulso anche dagli imponenti piani di spesa nelle infrastrutture che sostengono la transizione verso le energie rinnovabili negli Stati Uniti. 

Anche il passaggio dalle automobili con motore a combustione ai veicoli elettrici comporta l’utilizzo di grandi quantità di rame, nickel, litio e alluminio. Un veicolo elettrico a batteria, per esempio, richiede 75 kg di rame contro i 20 kg di un’auto tradizionale. Altri fattori di sostegno della domanda di metalli sono l’energia solare, l’energia eolica e l’immagazzinamento di energia in batteria. La tecnologia delle celle fotovoltaiche utilizza metalli come argento, alluminio, rame, zinco e acciaio, mentre i cavi di profondità utilizzati per riportare l’energia eolica offshore sulla terraferma richiedono rame, alluminio e acciaio.

Per gli investitori con un’asset allocation priva di materie prime, i metalli industriali possono offrire a nostro avviso l’opportunità di trarre vantaggio dai trend strutturali delle commodity o di coprire una parte del rischio d’inflazione.

Benjamin Louvet, Head of Commodities, Ofi Invest AM

In generale, quando si entra in un periodo di incertezza finanziaria, la prima reazione delle commodity come asset class è entrare in una fase di correzione, guidata da ragioni sia tecniche, sia strutturali. Tra le ragioni tecniche rientra il fatto che in certe situazioni anche gli asset più tradizionali, come bond e azioni, subiscono correzioni che obbligano gli investitori a prendere provvedimenti ed essendo le commodity molto liquide, sono più facili da vendere al fine di aumentare i margini. Questa è una dinamica trasversale, tanto che anche l’oro ne viene colpito, anche se le persone pensano che si rafforzi nei periodi di turbolenze di mercato; basta guardare al marzo del 2022 o all’ottobre del 2008 per rendersene conto.

Gli aspetti strutturali, che poi sono quelli più importanti, sono diversi a seconda del segmento che si considera. I metalli preziosi come oro e argento, per esempio, sono visti come riserve di valore o come un investimento sicuro, pertanto, una volta terminata la fase correttiva, si ha un “buy back” degli investitori che vogliono proteggersi dalle svalutazioni. Altre materie prime come il petrolio o i metalli industriali sono molto più correlate al quadro economico; ciò significa che se gli investitori sono preoccupati, allora si ritireranno da questi mercati. Per questo le commodity sono solite registrare brutte performance (oro e argento esclusi) nei periodi di incertezza. Se i player di mercato hanno dei dubbi sulla crescita, ce l’avranno anche sulla domanda futura di materie prime ed è quindi naturale ridurre l’esposizione.

Tuttavia, è importante notare che ci sono trend secolari come la transizione energetica che stanno accelerando e che stanno facendo crescere la domanda per quei metalli legati alle tecnologie a basse emissioni. Inoltre, essendo il passaggio all’energia pulita un obiettivo che deve essere raggiunto indipendentemente dallo scenario, è probabile che la domanda di questi metalli diverrà sempre più svincolata dal ciclo economico. Ciò significa che, in futuro, le materie prime usate in questo ambito potrebbero subire un impatto minore dalle crisi finanziarie.

James Luke, gestore del fondo Schroder ISF Commodity, Schroders

Al momento, stiamo adottando una certa cautela sui mercati energetici. I nostri modelli di analisi della domanda e dell'offerta suggeriscono un mercato sostanzialmente equilibrato, con una significativa capacità non utilizzata da parte dell'OPEC e la comparsa di alcuni rischi al ribasso sulle stime della domanda cinese.

Tuttavia, vediamo anche significativi rischi geopolitici legati al Medio Oriente e al conflitto in corso tra Russia e Ucraina, dove gli attacchi dei droni ucraini hanno colpito le strutture di esportazione del petrolio russo. Questi rischi hanno il potenziale, in caso di escalation, di portare a un'impennata molto significativa dei prezzi indotta dall'offerta, anche se l’esatta probabilità di tale evento è impossibile da prevedere.

Sebbene ci sia una grande attenzione sulla chiusura dello Stretto di Hormuz, a nostro avviso, in questo momento, è la possibilità di uno shock alle esportazioni russe a rappresentare il principale rischio geopolitico sui mercati petroliferi. Investire in un fondo offre un'esposizione diversificata, con una gestione attiva, all'ampio universo delle commodity, nello specifico energia, metalli e agricoltura. A livello di allocazione del fondo, siamo molto positivi sui metalli preziosi, in particolare sull'oro. Riteniamo che la forte domanda di oro da parte delle Banche Centrali e dell'"Oriente" in generale - della Cina in particolare - sia una tendenza strutturale alla quale, nel 2024, si aggiungerà probabilmente un aumento degli acquisti da parte degli investitori occidentali che, di solito, tornano ad acquistare oro quando percepiscono che le Banche Centrali stanno entrando in una nuova fase di allentamento.

In altre parole, i prezzi dell'oro hanno già superato la fase di tempesta degli inasprimenti delle banche centrali e degli aumenti dei tassi di interesse reali dall'inizio del 2022 che, di solito, hanno un impatto negativo sul metallo prezioso. Eppure, i prezzi sono vicini ai massimi storici. Da un punto di vista tecnico, riteniamo che i prezzi possano raggiungere comodamente i 2.400 dollari all’oncia.

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