
Aggiornato:
23 OTT, 2026
Di Teresa M. Blesa di RankiaPro

L’idrogeno verde viene prodotto mediante elettrolisi dell’acqua utilizzando elettricità da fonti rinnovabili e non emette CO₂ durante la produzione. Il suo interesse risiede nel fatto che può decarbonizzare i settori in cui l’elettrificazione diretta è difficile, come la siderurgia, la produzione di fertilizzanti, la raffinazione o il trasporto pesante, e consente di immagazzinare l’energia rinnovabile intermittente.
Tuttavia, il suo peso effettivo resta marginale. Secondo il Global Hydrogen Review 2026 dell’Agenzia internazionale dell’energia (IEA), nel 2025 la domanda mondiale di idrogeno ha superato i 100 milioni di tonnellate (Mt). Quasi tutto proviene dal gas naturale e dal carbone. L’idrogeno a basse emissioni si attesta appena intorno a 1 Mt, meno dell’1% del totale.
Il settore sta attraversando una fase di assestamento dopo l’entusiasmo del 2020 e del 2021. Nel 2025 l’IEA ha ridotto la stima della produzione potenziale di idrogeno a basse emissioni per il 2030 a 37 Mt all’anno, rispetto ai 49 Mt dell’anno precedente, a causa dei ritardi e delle cancellazioni dei progetti.
Il principale ostacolo resta il costo. Produrre idrogeno a partire dai combustibili fossili continua a essere molto più economico e il divario si è ampliato dal 2022 a causa della volatilità del gas, dell’aumento dei tassi e del rincaro delle apparecchiature.
Ci sono comunque segnali di progresso. Nel 2025 la domanda di idrogeno a basse emissioni è cresciuta del 20%, trainata soprattutto dalla raffinazione e dall’industria in Europa e in India. La Cina, dal canto suo, concentra circa il 65% della capacità di elettrolizzatori installata o prevista, un fattore competitivo rilevante per i produttori occidentali.
Per quanto riguarda le applicazioni, i settori che potrebbero trarne maggior beneficio sono:
Sono il modo più diretto per ottenere un’esposizione, poiché replicano indici di aziende la cui attività è legata prevalentemente all’idrogeno. Ecco i principali ETF UCITS disponibili per gli investitori europei:
| ETF | ISIN | Patrimonio (M€) | Spese correnti |
|---|---|---|---|
| L&G Hydrogen Economy UCITS ETF | IE00BMYDM794 | 391 | 0,49% |
| Amundi Global Hydrogen UCITS ETF | FR0010930644 | 217 | 0,45% |
| VanEck Hydrogen Economy UCITS ETF | IE00BMDH1538 | 98 | 0,55% |
| iShares Energy Storage & Hydrogen UCITS ETF | IE000DR59CI3 | 53 | 0,50% |
| Global X Hydrogen UCITS ETF | IE0002RPS3K2 | 34 | 0,50% |
| BNP Paribas Easy ECPI Global ESG Hydrogen Economy | LU2365458145 | 18 | 0,30% |
| Invesco Hydrogen Economy UCITS ETF | IE00053WDH64 | 9 | 0,60% |
È opportuno verificare la metodologia di ciascun indice prima di investire. Alcuni ETF richiedono che le società ricavino almeno la metà dei propri ricavi dall’idrogeno, mentre altri combinano l’idrogeno con lo stoccaggio energetico o i gas industriali, modificando sostanzialmente il profilo di rischio.
Il patrimonio di alcuni di essi è ridotto, un aspetto da monitorare per il suo impatto sulla liquidità e sul rischio di chiusura del veicolo.
Poiché si tratta di una tecnologia agli inizi, sono pochi i fondi dedicati esclusivamente all’idrogeno verde. In Spagna, uno dei pionieri è stato Renta 4 Megatendencias Ariema Hidrógeno y Energías Sostenibles, che investe la maggior parte del proprio patrimonio in società con tecnologie proprietarie nel campo dell’idrogeno e delle celle a combustibile.
La modalità più comune per investire è attraverso fondi tematici dedicati alle energie pulite o al clima, nei quali l’idrogeno è uno dei componenti insieme al solare, all’eolico, alle reti o allo stoccaggio. L’esposizione effettiva può essere molto bassa: in alcuni casi non raggiunge l’1% del portafoglio, come riconosceva Robeco per il suo fondo Smart Energy. Altri fondi d’investimento attualmente esposti all’idrogeno sono Pictet-Clean Energy e Candriam Sustainable Equity Climate Action.
Per un investitore che cerca un’esposizione al tema, ciò significa verificare le posizioni effettive del fondo e non solo la sua denominazione. Nella nostra sezione sulla transizione verde oltre l’energia approfondiamo il modo in cui i gestori tematici ponderano ciascun sottotema in base alla sua valutazione.
L’investimento diretto in azioni consente di scegliere in quale segmento posizionarsi, ma concentra il rischio. Per segmento, alcuni esempi di società quotate sono:
Le società più specializzate tendono ad avere elevate spese in R&S e scarsa visibilità sulla redditività, mentre quelle diversificate offrono una minore esposizione al tema, ma una maggiore solidità finanziaria. Un’alternativa intermedia consiste nel puntare sull’elettrificazione e sulle reti, un approccio già presente in prodotti come il nuovo ETF di VanEck sull’elettrificazione e le infrastrutture energetiche.
Il rischio principale è la dipendenza dalle normative: la fattibilità di molti progetti è legata a sovvenzioni e crediti d’imposta che possono cambiare con il ciclo politico, come si è visto negli Stati Uniti e in alcuni Paesi europei.
A ciò si aggiunge una volatilità molto elevata. Il VanEck Hydrogen Economy UCITS ETF, ad esempio, ha registrato cali compresi tra il 25% e il 35% all’anno nel 2022, 2023 e 2024, prima di salire del 5% nel 2025 e di oltre il 33% dall’inizio del 2026. Questo andamento richiede orizzonti temporali lunghi e una dimensione contenuta della posizione.
Altri rischi sono la concentrazione in società a bassa capitalizzazione in perdita, la concorrenza dei produttori cinesi di elettrolizzatori e il rischio tecnologico rispetto ad alternative come le batterie o l’elettrificazione diretta.