2 FEB, 2026

Di Stella Giovannoli di Cassa Nazionale del Notariato

Di Davide Scutti di Banca del Fucino

Di Teresa M. Blesa di RankiaPro

Il 2026 si apre con uno scenario finanziario articolato, caratterizzato da mercati in fase avanzata, politiche monetarie più stabili e nuove dinamiche di volatilità. In questo contesto, la scelta dei fondi più adeguati richiede un approccio attento e mirato, in grado di coniugare potenziale di rendimento e controllo del rischio.
Nello speciale di gennaio 2026 della nostra rivista, i fund selector italiani esaminano fondi di investimento e strategie che potrebbero rappresentare le soluzioni più interessanti per affrontare il 2026 con un’ottica orientata al lungo termine.
Oggi vediamo le opinioni di Antonio Del Vaso, Stella Giovannoli e Davide Scutti. Ricorda che puoi anche leggere le opinioni di Davide Raimondo, Federica Nicolini e Alessandro Greppi.

Mentre ci avviciniamo al 2026, l’economia globale sembra aver evitato il peggio. Il consenso tra i grandi gestori patrimoniali è chiaro: ci stiamo dirigendo verso un "atterraggio morbido", caratterizzato da una crescita moderata e un'inflazione in calo. Tuttavia, gli investitori non dovrebbero aspettarsi un ritorno al decennio prepandemico. L'inflazione si sta stabilizzando in un intervallo più alto, tra il 2% e il 3%, costringendo le banche centrali a cicli di taglio dei tassi meno profondi e più graduali rispetto al passato.
Il Grande Riallineamento. Il motore della crescita sta cambiando. Sebbene gli Stati Uniti continuino a mostrare una resilienza eccezionale, trainata dalla produttività e dall'inteligenza artificiale, le valutazioni azionarie sono ormai "tirate". Questo scenario suggerisce una potenziale rotazione: i capitali potrebbero spostarsi dai colossi tecnologici verso settori trascurati come le small-cap e i titoli value, che beneficiano di tassi più bassi e di una ripresa economica più ampia.
Geograficamente, il mondo sta diventando "multipolare". La frammentazione geopolitica e il rischio di nuovi dazi, specialmente con una nuova amministrazione USA, potrebbero ridisegnare le catene di approvvigionamento globale. In questo contesto, mercati come il Giappone e l'India offrono opportunità di diversificazione uniche, grazie a riforme strutturali e dinamiche demografiche favorevoli, mentre l'Europa e la Cina affrontano sfide strutturali più complesse.
Strategie di Portafoglio: Oltre il 60/40. Come costruire un portafoglio resiliente per il 2026? La risposta risiede nell'agilità e nell'andare oltre la classica ripartizione 60/40 tra azioni e obbligazioni.
Reddito Fisso: Con i rendimenti ai massimi degli ultimi tre anni, le obbligazioni sono tornate a essere competitive. Gli esperti consigliano un approccio attivo sulle scadenze intermedie e un focus sul credito Investment Grade, preferito per la sua solidità rispetto all'alto rendimento (High Yield) in caso di rallentamento economico.
Asset Reali e Alternativi: Per proteggersi da un'inflazione vischiosa e dalla volatilità politica, l'allocazione in asset reali diventa cruciale. Materie prime, infrastrutture e immobiliare non solo offrono una copertura contro l'aumento dei prezzi, ma beneficiano direttamente
della transizione energetica e della spesa pubblica. Anche il credito privato continua a offrire rendimenti interessanti, colmando il vuoto lasciato dalle banche tradizionali.
La Spinta dell'Intelligenza Artificiale. Un tema trasversale rimane l'intelligenza artificiale, che sta passando dalla fase di entusiasmo speculativo a quella di costruzione infrastrutturale concreta. Non si tratta solo di software: l’espansione dei data center creerà una domanda strutturale massiccia di energia, rame e materiali critici, offrendo nuove opportunità per gli investitori nel settore delle utilities e delle materie prime.
Rischi all'Orizzonte. Non mancano le nubi. La sostenibilità del debito pubblico, in particolare negli USA, rimane una minaccia latente che potrebbe spingere i rendimenti obbligazionari al rialzo. Inoltre, un'eventuale accelerazione dei dazi potrebbe frenare la crescita globale verso la fine del 2025.
In sintesi, il 2026 si preannuncia come un anno positivo per gli asset finanziari, ma richiederà una selezione rigorosa. L'epoca in cui "tutto sale" è finita; il successo dipenderà dalla capacità di individuare valore nelle pieghe di un'economia globale in trasformazione.

Il 2026 sembra prospettarsi come un anno di trasformazione profonda per il mondo degli investimenti finanziari, mondo in cui le dinamiche macroeconomiche, l’innovazione tecnologica e i cambiamenti regolamentari andranno a ridefinire il ruolo dei fondi all’interno dei portafogli degli investitori. Regola base, a mio avviso, è sempre quella di analizzare i trend che guideranno le principali categorie di fondi e comprendere quali strategie potrebbero risultare più adatte in un contesto di mercato in evoluzione anziché concentrarsi su un singolo prodotto.
Negli ultimi anni, la crescente instabilità dei cicli economici ha reso infatti evidente l’importanza della diversificazione: non solo tra diverse asset class, ma anche tra diversi stili di gestione, aree geografiche e temi strutturali. Per il 2026, gli analisti indicano in maniera abbastanza univoca tre grandi direttrici in cui operare: ritorno dell’obbligazionario come pilastro, consolidamento delle strategie azionarie tematiche e crescita dei fondi multi-asset a gestione dinamica.
Dopo un periodo di tassi elevati, i fondi obbligazionari potrebbero tornare ad avere un ruolo centrale. Con una inflazione in graduale rientro e rendimenti più stabili, i gestori tenderanno a privilegiare duration intermedie e obbligazioni corporate di rating elevato. Un’attenzione particolare potrebbe essere rivolta a fondi che adottano approcci attivi nell’analisi del credito, capaci di selezionare le aziende più solide in un contesto di scenari macro mutevoli.
Sul fronte dei fondi azionari, il 2026 continuerà a essere l’anno dei temi strutturali: intelligenza artificiale, transizione energetica, sicurezza digitale, medicina innovativa e personalizzata. I fondi tematici, pur evidenziando una maggiore volatilità, a mio avviso restano strumenti interessanti per poter cogliere le traiettorie di crescita di lungo periodo, soprattutto se integrati in portafogli ampiamente diversificati. Le analisi di settore mostrano che i fondi con un approccio globale saranno favoriti rispetto a quelli concentrati su singole aree, per via della natura stessa dei megatrend, ormai totalmente globalizzati.
In parallelo, continua a crescere l’attenzione degli investitori verso i fondi multi-asset flessibili, preferiti da coloro i quali non intendano assumere decisioni tattiche frequenti ma desiderano una gestione dinamica, flessibile ed attiva capace di adattarsi automaticamente ai cicli economici. Questi fondi, che combinano al loro interno azioni, obbligazioni e asset alternativi, potrebbero diventare un riferimento per gli investitori che cercano un equilibrio tra stabilità, controllo della volatilità e potenziale rendimento.
Infine, nel 2026 l’attenzione ai criteri ESG sembrerebbe rimanere cruciale. Più che una moda, la sostenibilità appare ormai un fattore di competitività e resilienza, e i fondi che integrano analisi ambientali, sociali e di governance potrebbero beneficiare di migliori fondamentali nel medio-lungo periodo.
Alla fine, ciò che conta non è prevedere tutto con precisione, bensì saper orientare le scelte con lucidità. In conclusione, l’analisi del prossimo esercizio non si fonda sulla ricerca di previsioni esatte, ma su un approccio basato su informazioni solide. Monitorare i trend dei fondi, individuarne i fattori sottostanti e inserirli in una asset allocation coerente con gli obiettivi dell’investitore rappresenterà, come sempre, l’approccio più efficace per creare valore duraturo nel tempo.

Il quadro macroeconomico globale mostra una crescita ancora positiva, seppur moderata e disomogenea tra le principali aree geografiche, con un PIL mondiale stimato sotto il 3%. La domanda rimane resiliente, ma l’elevato livello di incertezza e la persistenza dell’inflazione rendono complesso il ritorno ai target delle banche centrali, che proseguono con un percorso prudente di normalizzazione dei tassi.
Lo scenario attuale riflette una combinazione di fattori ciclici e strutturali: la domanda continua a sostenere l’attività economica, ma l’incertezza di medio periodo è amplificata dai conflitti in corso, dalle tensioni geopolitiche – in particolare tra Stati Uniti e Cina – dalla riorganizzazione delle catene produttive e dalle dinamiche demografiche. La geopolitica incide direttamente sulle scelte economiche, influenzando flussi commerciali, investimenti e politiche industriali, con effetti duraturi sul funzionamento del sistema economico globale. A ciò si aggiunge il contesto politico statunitense che, anche in vista delle elezioni di midterm del novembre 2026, rappresenta un’ulteriore variabile capace di influenzare l’equilibrio dello scenario.
Le imprese stanno adeguando i modelli operativi, integrando obiettivi di efficienza con strategie volte a mitigare i rischi legati alle dipendenze critiche dall’esterno. Assumono crescente rilevanza le vulnerabilità connesse alle catene di approvvigionamento globali, alle tensioni geopolitiche, ai vincoli commerciali e alla volatilità dei costi energetici e delle materie prime. Questo processo favorisce filiere produttive più corte, maggiore controllo dei processi e, nel breve periodo, un aumento dei costi operativi, contribuendo alla pressione strutturale sui prezzi e modificando l’allocazione del lavoro e del capitale.
In questo scenario, l’intelligenza artificiale rappresenta un fattore di trasformazione con caratteristiche diverse rispetto ai precedenti cicli tecnologici. Gli investimenti richiesti sono elevati e concentrati su infrastrutture fisiche – energia, data center e semiconduttori – con maggiore ricorso alla
leva finanziaria. La rapidità del ciclo dell’innovazione 35 comprime i tempi di sfruttamento economico, rendendo più difficile trasformare l’innovazione in ritorni sostenibili.
Dal punto di vista degli investimenti è richiesto un approccio selettivo. Nel reddito fisso, si privilegia il mercato obbligazionario europeo, dove titoli governativi e credito investment grade offrono un buon equilibrio tra rendimento e rischio. Anche sull’azionario la preferenza geografica resta l’Europa, sostenuta da valutazioni più contenute. A livello settoriale risultano favoriti infrastrutture, industria, comparto finanziario e servizi essenziali. In un contesto di incertezza strutturale, a una solida allocazione strategica orientata al controllo del rischio è opportuno affiancare strumenti attivi e flessibili, in grado di gestire in modo tattico la volatilità e i rapidi cambiamenti di direzione dei mercati, spesso influenzati da dinamiche di FOMO.