2 FEB, 2026

Di Davide Raimondo di Banca Reale

Di Stella Giovannoli di Cassa Nazionale del Notariato

Di Davide Scutti di Banca del Fucino

Quali sono i migliori fondi e le strategie di investimento più solide per il 2026? Nello speciale di gennaio 2026 della nostra rivista abbiamo raccolto le indicazioni di sei fund selector italiani, dalle obbligazioni investment grade agli asset reali, dall'equity globale ai fondi tematici. Ecco una sintesi delle loro scelte.

In un contesto finanziario in continua evoluzione, inseguire il “miglior fondo” rischia di essere non solo sterile, ma anche fuorviante. Per il 2026, la domanda chiave, a mio avviso, non è quale singolo prodotto acquistare, bensì quali fattori guideranno i rendimenti reali nei prossimi mesi.
Il nuovo anno si apre con uno scenario che invita a guardare avanti con fiducia: l’inflazione, dopo aver messo alla prova famiglie e imprese, è in fase di rientro, mentre le banche centrali si avviano verso politiche monetarie più stabili.
Gli ultimi anni in particolare ci hanno insegnato che la volatilità non è un’anomalia passeggera o un’eccezione, ma una caratteristica strutturale dei mercati moderni con cui dobbiamo convivere. Per questo, la strategia vincente non è puntare su una singola scommessa, ma costruire portafogli diversificati e resilienti, capaci di trasformare le sfide in opportunità, che riescano a combinare crescita e protezione.
Le azioni continueranno a essere protagoniste nel lungo periodo, soprattutto nei settori che guidano la trasformazione globale quali tecnologia, transizione energetica e digitalizzazione. L’innovazione, dall’intelligenza artificiale alle energie rinnovabili, sarà il motore della crescita, pur con inevitabili correzioni legate alla normale volatilità tipica di questa asset class. Il 2026 potrebbe segnare anche un ritorno alla qualità rispetto alla crescita a tutti i costi. I fondi da monitorare saranno quelli che privilegiano aziende solide, con bilanci robusti, flussi di cassa ricorrenti e basso indebitamento. Un buon equilibrio quindi tra crescita e protezione, innovazione e solidità.
Accanto all’azionario, il reddito fisso torna a ricoprire un ruolo centrale. Dopo il marcato repricing inflativo, torna infatti a svolgere il suo ruolo naturale offrendo stabilità e rendimento allo stesso tempo. La ridotta volatilità e l’emergere di rendimenti reali positivi costituiscono una buona base sulla quale costruire i portafogli bilanciati. I fondi obbligazionari più interessanti saranno quelli capaci di gestire la duration in modo dinamico, privilegiando il credito investment grade di alta qualità e, in misura selettiva, i titoli di stato di Paesi con fondamentali economici solidi.
Infine, per gestire il rischio geopolitico e macroeconomico, l'oro è destinato a ricoprire ancora un ruolo di rilievo, sostenuto anche dalla forte domanda delle banche centrali.
In definitiva, in un panorama finanziario che premia la flessibilità, la vera eccellenza non risiede nella ricerca del “miglior fondo”, ma nella capacità di costruire una strategia d'investimento bilanciata e dinamica, dove l'attenta selezione di asset e la gestione attiva del rischio trasformano la cautela in rendimento, consentendo di affrontare il 2026 con il dovuto equilibrio strategico.

Il 2026 si apre con uno scenario macroeconomico complessivamente favorevole agli asset rischiosi. La crescita globale è attesa in moderato rallentamento, ma con rischi di recessione contenuti e politiche monetarie e fiscali più accomodanti rispetto agli anni precedenti. Questi fattori dovrebbero continuare a sostenere le performance dei mercati azionari, pur in un contesto che richiede attenzione alla gestione del rischio.
Nonostante il quadro positivo, emergono alcune sfide. Gli indici azionari globali mostrano una forte concentrazione su poche società tecnologiche statunitensi, spinte dal tema dell’intelligenza artificiale e da valutazioni elevate. Questo aumenta il rischio di dipendenza da un numero ristretto di titoli e rende necessaria una maggiore diversificazione, sia geografica sia per capitalizzazione di mercato.
Negli ultimi anni, gli investimenti passivi e le strategie sistematiche a basso tracking error hanno sovraperformato le gestioni attive, attirando ingenti flussi. Tuttavia, stiamo assistendo a un ritorno di interesse verso gestori fondamentali capaci di generare alpha, soprattutto nel segmento delle small e mid cap europee e globali. In questo contesto, riteniamo che le strategie attive possano tornare a svolgere un ruolo chiave, migliorando il profilo di rendimento dei portafogli e riducendo il rischio di concentrazione sul solo tema tecnologico.
La diversificazione geografica rimane un altro pilastro per ridurre il rischio concentrazione: aumentare l’esposizione verso Europa e Paesi Emergenti è una scelta strategica per bilanciare il peso del mercato americano negli indici globali. Per l’Europa, oltre agli strumenti passivi tradizionali e agli ETF smart beta, segnaliamo l’interesse verso fondi attivi di qualità, come le strategie di Eleva Capital.
Oltre al fondo azionario Europa long only, meritano attenzione le strategie long/short equity:
In un contesto macroeconomico tendenzialmente positivo, riteniamo che anche il credito possa offrire rendimenti interessanti nel nuovo anno. Gli spread, tuttavia, hanno raggiunto livelli storicamente bassi: selettività e gestione attiva diventano fondamentali per mitigare il rischio di default e ridurre i drawdown in eventuali fasi di risk-off. In quest’ambito preferiamo le strategie obbligazionarie di Man Group, in particolare:
Sono tutte strategie altamente attive e unconstrained rispetto ai benchmark, capaci di generare alpha grazie alla selezione di emissioni più piccole e meno seguite. Questa caratteristica offre opportunità di rendimento superiori, ma richiede una ponderazione adeguata per il maggiore rischio di illiquidità.
In sintesi, il 2026 si prospetta come un anno di opportunità, ma anche di sfide legate alla concentrazione dei mercati e alla gestione della volatilità. Diversificazione, selezione attiva e integrazione di strategie flessibili saranno le chiavi per costruire portafogli resilienti e orientati alla crescita.

L’intelligenza artificiale non è più un semplice tema di mercato, ma è diventata il fattore macroeconomico centrale che modellerà l’universo degli investimenti nel 2026. La spinta degli hyperscaler, con spese in infrastrutture che si misurano in centinaia di miliardi, genera domanda per chip, data center, energia e materie prime e crea un effetto moltiplicatore che attraversa settori tradizionali come sanità, industria e difesa. Le valutazioni dei campioni tecnologici appaiono elevate, ma non del tutto scollegate dai fondamentali; i leader dell’AI sono spesso società profittevoli e cash-generative, eppure la narrativa è molto avanti rispetto alla certezza degli utili futuri. Questa dinamica impone selettività: non è una bolla scontata, ma nemmeno un viaggio senza ostacoli.
Il primo compito per un investitore istituzionale è ampliare l’orizzonte dell’esposizione all’AI, andando oltre i pochi nomi iconici e includendo gli enabler (fornitori di semiconduttori e sistemi di interconnessione) e gli adopters che integrano l’AI per migliorare produttività e marginalità; in questo modo si coglie valore reale e si riduce il rischio di concentrazione. Sul fronte del credito, il boom di capex ha creato nuova offerta obbligazionaria e opportunità nel private credit; è necessario un approccio attivo e selettivo per evitare titoli sovraesposti e identificare emissioni con fondamentali solidi. L’impatto sull’energia è profondo: il fabbisogno elettrico dei data center sta spingendo governi e imprese a ripensare reti, centrali e permessi, e la capacità di assicurare energia affidabile diventerà un vantaggio competitivo cruciale; chi garantisce la “potenza” avrà voce sul passo dell’AI. Le materie prime critiche, dalle terre rare al rame, entrano in ogni catena del valore AI e trasformano la geopolitica economica; diversificare l’esposizione geografica e seguire le supply chain è indispensabile.
Sul piano valutario, la concentrazione di profitti e investimenti negli Stati Uniti sostiene il dollaro, ma la diffusione dell’AI nel resto del mondo apre opportunità in mercati asiatici selezionati e in Europa, dove l’intervento pubblico può sostenere la ripresa; non bisogna pensare a “tutto dentro” o “tutto fuori”, bensì a una rotazione intelligente. Gli asset alternativi offrono una via per partecipare all’industrializzazione dell’AI in modo meno correlato ai mercati pubblici: infrastrutture, private equity e investimenti in energia possono offrire yield e alfa tematico. Infine, il rischio più concreto resta che la narrativa superi la concretezza degli utili; una delusione negli earnings o problemi di finanziamento e approvvigionamento energetico potrebbero provocare volatilità elevata. Gestione del rischio, selettività e diversificazione rimangono gli strumenti migliori per cavalcare la rivoluzione AI senza subirne gli effetti.
In sintesi, l’AI è la lente attraverso cui valutare allocazione, credito, energia e supply chain; costruire portafogli che bilancino esposizione a enabler e adopters, protezione dai colli di bottiglia energetici e accesso a strategie alternative è la risposta per navigare un 2026 ancora decisamente AI-driven.

Mentre ci avviciniamo al 2026, l’economia globale sembra aver evitato il peggio. Il consenso tra i grandi gestori patrimoniali è chiaro: ci stiamo dirigendo verso un "atterraggio morbido", caratterizzato da una crescita moderata e un'inflazione in calo. Tuttavia, gli investitori non dovrebbero aspettarsi un ritorno al decennio prepandemico. L'inflazione si sta stabilizzando in un intervallo più alto, tra il 2% e il 3%, costringendo le banche centrali a cicli di taglio dei tassi meno profondi e più graduali rispetto al passato.
Il Grande Riallineamento. Il motore della crescita sta cambiando. Sebbene gli Stati Uniti continuino a mostrare una resilienza eccezionale, trainata dalla produttività e dall'inteligenza artificiale, le valutazioni azionarie sono ormai "tirate". Questo scenario suggerisce una potenziale rotazione: i capitali potrebbero spostarsi dai colossi tecnologici verso settori trascurati come le small-cap e i titoli value, che beneficiano di tassi più bassi e di una ripresa economica più ampia.
Geograficamente, il mondo sta diventando "multipolare". La frammentazione geopolitica e il rischio di nuovi dazi, specialmente con una nuova amministrazione USA, potrebbero ridisegnare le catene di approvvigionamento globale. In questo contesto, mercati come il Giappone e l'India offrono opportunità di diversificazione uniche, grazie a riforme strutturali e dinamiche demografiche favorevoli, mentre l'Europa e la Cina affrontano sfide strutturali più complesse.
Strategie di Portafoglio: Oltre il 60/40. Come costruire un portafoglio resiliente per il 2026? La risposta risiede nell'agilità e nell'andare oltre la classica ripartizione 60/40 tra azioni e obbligazioni.
Reddito Fisso: Con i rendimenti ai massimi degli ultimi tre anni, le obbligazioni sono tornate a essere competitive. Gli esperti consigliano un approccio attivo sulle scadenze intermedie e un focus sul credito Investment Grade, preferito per la sua solidità rispetto all'alto rendimento (High Yield) in caso di rallentamento economico.
Asset Reali e Alternativi: Per proteggersi da un'inflazione vischiosa e dalla volatilità politica, l'allocazione in asset reali diventa cruciale. Materie prime, infrastrutture e immobiliare non solo offrono una copertura contro l'aumento dei prezzi, ma beneficiano direttamente
della transizione energetica e della spesa pubblica. Anche il credito privato continua a offrire rendimenti interessanti, colmando il vuoto lasciato dalle banche tradizionali.
La Spinta dell'Intelligenza Artificiale. Un tema trasversale rimane l'intelligenza artificiale, che sta passando dalla fase di entusiasmo speculativo a quella di costruzione infrastrutturale concreta. Non si tratta solo di software: l’espansione dei data center creerà una domanda strutturale massiccia di energia, rame e materiali critici, offrendo nuove opportunità per gli investitori nel settore delle utilities e delle materie prime.
Rischi all'Orizzonte. Non mancano le nubi. La sostenibilità del debito pubblico, in particolare negli USA, rimane una minaccia latente che potrebbe spingere i rendimenti obbligazionari al rialzo. Inoltre, un'eventuale accelerazione dei dazi potrebbe frenare la crescita globale verso la fine del 2025.
In sintesi, il 2026 si preannuncia come un anno positivo per gli asset finanziari, ma richiederà una selezione rigorosa. L'epoca in cui "tutto sale" è finita; il successo dipenderà dalla capacità di individuare valore nelle pieghe di un'economia globale in trasformazione.

Il 2026 sembra prospettarsi come un anno di trasformazione profonda per il mondo degli investimenti finanziari, mondo in cui le dinamiche macroeconomiche, l’innovazione tecnologica e i cambiamenti regolamentari andranno a ridefinire il ruolo dei fondi all’interno dei portafogli degli investitori. Regola base, a mio avviso, è sempre quella di analizzare i trend che guideranno le principali categorie di fondi e comprendere quali strategie potrebbero risultare più adatte in un contesto di mercato in evoluzione anziché concentrarsi su un singolo prodotto.
Negli ultimi anni, la crescente instabilità dei cicli economici ha reso infatti evidente l’importanza della diversificazione: non solo tra diverse asset class, ma anche tra diversi stili di gestione, aree geografiche e temi strutturali. Per il 2026, gli analisti indicano in maniera abbastanza univoca tre grandi direttrici in cui operare: ritorno dell’obbligazionario come pilastro, consolidamento delle strategie azionarie tematiche e crescita dei fondi multi-asset a gestione dinamica.
Dopo un periodo di tassi elevati, i fondi obbligazionari potrebbero tornare ad avere un ruolo centrale. Con una inflazione in graduale rientro e rendimenti più stabili, i gestori tenderanno a privilegiare duration intermedie e obbligazioni corporate di rating elevato. Un’attenzione particolare potrebbe essere rivolta a fondi che adottano approcci attivi nell’analisi del credito, capaci di selezionare le aziende più solide in un contesto di scenari macro mutevoli.
Sul fronte dei fondi azionari, il 2026 continuerà a essere l’anno dei temi strutturali: intelligenza artificiale, transizione energetica, sicurezza digitale, medicina innovativa e personalizzata. I fondi tematici, pur evidenziando una maggiore volatilità, a mio avviso restano strumenti interessanti per poter cogliere le traiettorie di crescita di lungo periodo, soprattutto se integrati in portafogli ampiamente diversificati. Le analisi di settore mostrano che i fondi con un approccio globale saranno favoriti rispetto a quelli concentrati su singole aree, per via della natura stessa dei megatrend, ormai totalmente globalizzati.
In parallelo, continua a crescere l’attenzione degli investitori verso i fondi multi-asset flessibili, preferiti da coloro i quali non intendano assumere decisioni tattiche frequenti ma desiderano una gestione dinamica, flessibile ed attiva capace di adattarsi automaticamente ai cicli economici. Questi fondi, che combinano al loro interno azioni, obbligazioni e asset alternativi, potrebbero diventare un riferimento per gli investitori che cercano un equilibrio tra stabilità, controllo della volatilità e potenziale rendimento.
Infine, nel 2026 l’attenzione ai criteri ESG sembrerebbe rimanere cruciale. Più che una moda, la sostenibilità appare ormai un fattore di competitività e resilienza, e i fondi che integrano analisi ambientali, sociali e di governance potrebbero beneficiare di migliori fondamentali nel medio-lungo periodo.
Alla fine, ciò che conta non è prevedere tutto con precisione, bensì saper orientare le scelte con lucidità. In conclusione, l’analisi del prossimo esercizio non si fonda sulla ricerca di previsioni esatte, ma su un approccio basato su informazioni solide. Monitorare i trend dei fondi, individuarne i fattori sottostanti e inserirli in una asset allocation coerente con gli obiettivi dell’investitore rappresenterà, come sempre, l’approccio più efficace per creare valore duraturo nel tempo.

Il quadro macroeconomico globale mostra una crescita ancora positiva, seppur moderata e disomogenea tra le principali aree geografiche, con un PIL mondiale stimato sotto il 3%. La domanda rimane resiliente, ma l’elevato livello di incertezza e la persistenza dell’inflazione rendono complesso il ritorno ai target delle banche centrali, che proseguono con un percorso prudente di normalizzazione dei tassi.
Lo scenario attuale riflette una combinazione di fattori ciclici e strutturali: la domanda continua a sostenere l’attività economica, ma l’incertezza di medio periodo è amplificata dai conflitti in corso, dalle tensioni geopolitiche – in particolare tra Stati Uniti e Cina – dalla riorganizzazione delle catene produttive e dalle dinamiche demografiche. La geopolitica incide direttamente sulle scelte economiche, influenzando flussi commerciali, investimenti e politiche industriali, con effetti duraturi sul funzionamento del sistema economico globale. A ciò si aggiunge il contesto politico statunitense che, anche in vista delle elezioni di midterm del novembre 2026, rappresenta un’ulteriore variabile capace di influenzare l’equilibrio dello scenario.
Le imprese stanno adeguando i modelli operativi, integrando obiettivi di efficienza con strategie volte a mitigare i rischi legati alle dipendenze critiche dall’esterno. Assumono crescente rilevanza le vulnerabilità connesse alle catene di approvvigionamento globali, alle tensioni geopolitiche, ai vincoli commerciali e alla volatilità dei costi energetici e delle materie prime. Questo processo favorisce filiere produttive più corte, maggiore controllo dei processi e, nel breve periodo, un aumento dei costi operativi, contribuendo alla pressione strutturale sui prezzi e modificando l’allocazione del lavoro e del capitale.
In questo scenario, l’intelligenza artificiale rappresenta un fattore di trasformazione con caratteristiche diverse rispetto ai precedenti cicli tecnologici. Gli investimenti richiesti sono elevati e concentrati su infrastrutture fisiche – energia, data center e semiconduttori – con maggiore ricorso alla
leva finanziaria. La rapidità del ciclo dell’innovazione 35 comprime i tempi di sfruttamento economico, rendendo più difficile trasformare l’innovazione in ritorni sostenibili.
Dal punto di vista degli investimenti è richiesto un approccio selettivo. Nel reddito fisso, si privilegia il mercato obbligazionario europeo, dove titoli governativi e credito investment grade offrono un buon equilibrio tra rendimento e rischio. Anche sull’azionario la preferenza geografica resta l’Europa, sostenuta da valutazioni più contenute. A livello settoriale risultano favoriti infrastrutture, industria, comparto finanziario e servizi essenziali. In un contesto di incertezza strutturale, a una solida allocazione strategica orientata al controllo del rischio è opportuno affiancare strumenti attivi e flessibili, in grado di gestire in modo tattico la volatilità e i rapidi cambiamenti di direzione dei mercati, spesso influenzati da dinamiche di FOMO.