
6 OTT, 2026
Di Teresa M. Blesa di RankiaPro

Il risiko bancario tra Intesa Sanpaolo e Mps non decide solo chi controllerà Siena. Decide anche quale modello di fabbrica prodotto governerà centinaia di miliardi di masse distribuite da reti e private bank. Per le case di gestione terze e per i fund selector lo snodo è l'assemblea straordinaria di Mps del 29 ottobre 2026.
Nel risiko bancario che oppone Intesa Sanpaolo a Mps, il dibattito si è finora concentrato su premi, rapporti di cambio e dimensioni dei poli. Per chi seleziona fondi o li distribuisce in Italia, però, la domanda rilevante è un'altra: chi deciderà quali prodotti entrano negli scaffali di Mediobanca, Banca Generali e Banco BPM nei prossimi due anni? E con quale spazio residuo per l'architettura aperta?
L'8 giugno 2026 Intesa Sanpaolo ha lanciato un'OPAS totalitaria su Mps. Il 3 ottobre l'ha migliorata, portando la componente cash a 1,25 euro per azione, oltre a 1,6 azioni Intesa, per un controvalore complessivo di circa 31,4 miliardi di euro.
Mps aveva risposto il 21 agosto con due OPS, per circa 34 miliardi complessivi: circa 25,3 miliardi su Banco BPM e 8,7 miliardi su Banca Generali. Il nodo è che l'offerta di Intesa decade se l'assemblea di Mps approva anche una sola delle due operazioni. Il voto del 29 ottobre è quindi il bivio tra due modelli industriali diversi.
| Scenario | Perimetro | Masse di riferimento | Fabbriche prodotto coinvolte |
|---|---|---|---|
| Vince Intesa (OPAS su Mps) | Intesa + Mps-Mediobanca: restano circa 625 filiali Mps, Mediobanca Premier e il private banking; circa 635 filiali Mps cedute a Unipol | Risparmio gestito pro forma 649 mld €; attività finanziarie della clientela 1.712 mld € (dati al 31/12/2025) | Eurizon, Fideuram; Mediobanca SGR resta nel perimetro |
| Vince Mps (OPS su BPM e Banca Generali) | Mps-Mediobanca + Banco BPM + Banca Generali | Attività finanziarie totali 810 mld € (pro forma al 31/12/2025); oltre 4.500 consulenti e private banker | Anima, Mediobanca SGR, BG Fund Management Luxembourg |
Nella presentazione dell'operazione Intesa cita esplicitamente il rafforzamento dell'offerta anche grazie a "fabbriche prodotto di proprietà esclusiva". Il gruppo gestiva 590 miliardi di euro di risparmio gestito al 30 giugno 2026, secondo la semestrale. Per i servizi di consulenza indica l'utilizzo della piattaforma Aladdin di BlackRock.
Il precedente più utile è interno. Con la riorganizzazione dell'asset management avviata a fine 2024, Eurizon è diventata l'unico centro d'eccellenza del gruppo per i fondi italiani: Fideuram AM ha cessato di operare ed Epsilon è stata incorporata. Il gruppo, dunque, ha già scelto di concentrare la produzione.
Qual è quindi la lettura per le case terze? Mediobanca SGR, Mediobanca Premier e il private banking resterebbero nel perimetro, mentre circa metà delle filiali Mps passerebbe a Unipol. Le reti di Mediobanca Premier e del private banking, che oggi lavorano anche con partner esterni, entrerebbero in un gruppo che dichiara come leva la produzione proprietaria. Nonostante ciò, Intesa non ha comunicato tagli agli accordi distributivi con terzi: è un rischio da monitorare, non un fatto.
Il piano Mps-Mediobanca presentato a febbraio 2026 descrive un motore di prodotto che combina Anima, le società di asset management di Mediobanca e oltre 30 asset manager globali. L'obiettivo è portare Mediobanca SGR da 21 a circa 40 miliardi di masse entro il 2030. Il piano precisa anche che l'architettura aperta verrà rafforzata da soluzioni proprietarie.
Con l'OPS su Banco BPM, Mps porterebbe nel gruppo anche il controllo di Anima, oggi controllata da Banco BPM dopo l'OPA lanciata a fine 2024. Anima gestiva 212,2 miliardi di euro al 30 giugno 2026, secondo i risultati semestrali. Con l'OPS su Banca Generali entrerebbe invece la piattaforma lussemburghese BG Fund Management Luxembourg, sede delle Sicav Lux IM.
Questo è lo scenario con più fabbriche interne da far convivere: Anima, Mediobanca SGR e BG FML. La spinta a dare spazio ai prodotti di casa e a razionalizzare sovrapposizioni potrebbe ridurre gli spazi esterni, proprio dove oggi la terza parte pesa di più. È però anche lo scenario in cui il management ha messo nero su bianco il ruolo dei partner globali.
Il dato più concreto su quanto pesino oggi i gestori esterni viene da Banca Generali. Al 30 giugno 2026 la banca contava 121,1 miliardi di masse totali e 28,5 miliardi in fondi e Sicav, divisi quasi a metà tra prodotti di casa e di terzi, come riporta il comunicato semestrale.
| Banca Generali, fondi e Sicav al 30/6/2026 | Masse | Variazione annua |
|---|---|---|
| Fondi e Sicav di casa (BG FML) | 15,0 mld € | +25,5% |
| Fondi e Sicav di terzi | 13,5 mld € | +11,2% |
| Totale fondi e Sicav | 28,5 mld € | - |
I fondi di terzi valgono il 47% della componente fondi e Sicav, ma crescono a meno della metà del ritmo dei prodotti di casa: la ricomposizione verso il proprietario è già in corso, indipendentemente dal risiko.
Se Banca Generali entrasse in un gruppo che possiede anche Anima e Mediobanca SGR, i 13,5 miliardi oggi affidati a case esterne diventerebbero il primo terreno di confronto. Se invece l'OPS su Banca Generali non andasse in porto, la banca resterebbe fuori da entrambi i perimetri.
Comunque vada il voto del 29 ottobre, il risiko bancario sposta il baricentro verso la produzione proprietaria. Nello scenario Intesa questo avviene attorno a un modello già accentrato su Eurizon. Nello scenario Mps avviene attraverso tre fabbriche da integrare, con un impegno dichiarato verso oltre 30 partner globali.
Per le case terze la variabile da presidiare non è il premio dell'offerta ma la governance della selezione nel nuovo gruppo. In entrambi i casi, i primi segnali concreti arriveranno con i piani di integrazione. Fino ad allora, ogni stima sull'impatto sugli accordi distributivi resta un'ipotesi.