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Family office e cripto: il 24% investe e il 44% di loro le considera parte dell’asset allocation strategica
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Family office e cripto: il 24% investe e il 44% di loro le considera parte dell’asset allocation strategica

Secondo il Global Family Office Report 2026 di UBS, solo il 24% dei family office investe in cripto, con quote intorno all’1%, ma il 44% di chi investe le considera parte dell’asset allocation strategica.
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2 NOV, 2026

Di Teresa M. Blesa di RankiaPro

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Le criptovalute restano un tassello marginale nei portafogli dei grandi patrimoni familiari, ma il modo in cui vengono trattate sta cambiando. Lo indica il Global Family Office Report 2026 di UBS, condotto tra gennaio e marzo 2026 su 307 family office di oltre 30 mercati, con un patrimonio familiare medio di 2,7 miliardi di dollari.

Solo il 24% dei family office ha un'esposizione a cripto o asset digitali, di norma intorno all'1% del portafoglio. Tra chi investe, però, il 44% considera ormai le cripto parte dell'asset allocation strategica, cioè le colloca al livello delle decisioni di lungo periodo e non solo in quello delle posizioni tattiche.

Il 24% dei family office investe in cripto, quasi sempre con quote fino al 3%

Il punto di partenza resta di nicchia. Il 76% dei family office intervistati non investe nulla in cripto e asset digitali, e UBS descrive il loro ruolo nei portafogli come marginale. Tra il 24% che invece è esposto, le allocazioni sono contenute: il 61% destina alle cripto una quota intorno all'1% del portafoglio.

Il 16% si colloca al 2% e il 13% al 3%: nel complesso, nove family office investiti su dieci non vanno oltre il 3%. Le posizioni più consistenti sono rare: il 4% degli investiti arriva al 5% e il 7% supera questa soglia.

IndicatoreValore
Family office con esposizione a cripto e asset digitali24%
Family office senza esposizione76%
Allocazione tipica tra chi investecirca 1%
Investiti con allocazione fino al 3%90%
Investiti con allocazione pari o superiore al 5%11%
Investiti che considerano le cripto parte dell'asset allocation strategica44%
Fonte: UBS, Global Family Office Report 2026 (indagine su 307 family office, dal 22 gennaio al 30 marzo 2026)
Quota del portafoglio investita in cripto dai family office esposti: 1% per il 61%, 2% per il 16%, 3% per il 13%, 4% per lo 0%, 5% per il 4%, oltre il 5% per il 7% (UBS, Global Family Office Report 2026)

Dalla posizione tattica all'asset allocation strategica: il segnale del 44%

Il dato più rilevante non è la dimensione delle posizioni, ma la loro collocazione. Il 44% dei family office esposti considera le cripto parte dell'asset allocation strategica, il livello di decisione che UBS indica come uno degli elementi tradizionalmente più stabili nella costruzione del portafoglio di un family office.

Il segnale arriva in un anno di revisione. Il 60% dei family office prevede di modificare l'asset allocation strategica nei prossimi 12 mesi, la quota più alta mai registrata dal report, contro il 35% del 2025. Le cripto, tuttavia, non compaiono come voce autonoma nella ripartizione strategica pubblicata da UBS, dove figurano anche voci minori come arte e oggetti da collezione (1%).

La decisione resta in gran parte interna. L'asset allocation strategica è la funzione che i family office gestiscono più spesso in casa, con l'86% che la mantiene all'interno, come emerso dall'analisi del report UBS su cosa esternalizzano i family office. Il report non specifica chi decida l'inclusione delle cripto, ma la scelta si inserisce in una funzione che resta quasi sempre interna.

Custodia istituzionale: banche globali, prime broker e provider specializzati

Il secondo tratto che emerge dal report riguarda la custodia. I family office affidano gli asset digitali soprattutto a canali istituzionali, cioè banche globali, prime broker e provider specializzati, preferendo la custodia presso terzi alla self-custody. Secondo UBS, la scelta riflette l'attenzione a gestione del rischio, governance e solidità operativa.

È un punto che sposta l'attenzione dall'asset alla catena operativa. La custodia è anche il fronte su cui l'industria si aspetta i cambiamenti maggiori: secondo il Digital Assets Study 2026 di State Street, è l'area operativa più toccata dalla tokenizzazione entro tre anni (66%, davanti ai pagamenti al 54%), come approfondito nell'analisi su custodia, pagamenti ed emissione.

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