
Aggiornato:
28 GEN, 2026
Di Teresa M. Blesa di RankiaPro

Il 2025 ha segnato un punto di svolta per il mercato dell’argento, trasformandolo da metallo spesso marginale a protagonista assoluto delle materie prime. Performance senza precedenti, un rinnovato ruolo come bene rifugio, squilibri strutturali dell’offerta e un peso crescente dei flussi finanziari hanno portato il metallo grigio al centro dell’attenzione degli investitori in vista del 2026.
Le prospettive per l'argento per il 2026 di Ofi Invest AM, Robeco, Julius Baer e J. Safra Sarasin delineano uno scenario ricco di opportunità ma anche di rischi, in cui i fondamentali convivono con un’elevata instabilità.
Il punto di partenza dell’outlook 2026 è il rally straordinario del 2025. Benjamin Louvet, Head of Commodities di Ofi Invest AM, sottolinea come l’argento abbia registrato una performance storica, dato che “nel 2025, l’argento ha oscurato tutte le altre commodity, chiudendo con una performance di +140%, la più alta dal 1979, raggiungendo un picco storico”. Un movimento che, secondo Louvet, riflette la combinazione tra domanda finanziaria, utilizzo industriale e deficit strutturale dell’offerta.
Sulla stessa linea Claudio Wewel, FX Strategist di J. Safra Sarasin, che descrive il 2025 come un anno eccezionale, osservando che “nel 2025, il metallo ha guadagnato quasi il 150%, sovraperformando l’oro”. Wewel evidenzia inoltre come l’accelerazione finale del rally abbia superato, in termini di aumento assoluto dei prezzi, quelli che precedettero i massimi del 1980 e del 2011.
Un approccio più prudente emerge dalle parole di Colin Graham, Head of Multi Asset & Equity Solutions di Robeco, che pur riconoscendo la forza del movimento nota come “il recente aumento dei prezzi dell’argento, saliti del 30% nel 2025, incarna l’attuale instabilità del mercato”, segnalando una possibile disconnessione tra prezzi e fondamentali.
Ancora più marcata l’analisi di Carsten Menke, Head of Next Generation Research di Julius Baer, che definisce il rally come uno dei più estremi di sempre, sottolineando che “uno dei rialzi più notevoli nella storia dei mercati dei metalli preziosi […] ha portato i prezzi da 30 dollari l’oncia all’inizio dell’anno a oltre 90 dollari l’oncia ad oggi”.
Accanto alla dimensione ciclica, l’argento sta rafforzando il proprio ruolo come riserva di valore.
Secondo Benjamin Louvet (Ofi Invest AM), l’argento è “una riserva di valore che potrebbe essere definita ‘l’oro dei poveri’, che funge da asset ‘safe haven’ durante i periodi di elevata incertezza economica e politica”. A sostegno di questa tesi, Louvet cita il caso dell’India, dove “la forte domanda durante le stagioni dei festival ha spinto i prezzi locali a premi fino a 8 dollari l'oncia rispetto ai livelli internazionali”.
Anche Claudio Wewel (J. Safra Sarasin) osserva una crescente funzione monetaria dell’argento, sottolineando che, nei mercati emergenti, “l’argento sta emergendo come alternativa ‘più economica’ all’oro”, con premi a Shanghai “di circa 10 dollari USA rispetto al prezzo per oncia di Londra”.
Dal canto suo, Carsten Menke (Julius Baer) collega la domanda di bene rifugio al contesto macroeconomico, affermando che “ciò dovrebbe tradursi in una domanda più forte di argento da parte di chi è alla ricerca di beni rifugio”, soprattutto in uno scenario di rallentamento della crescita USA, tassi in calo e dollaro più debole.
Uno dei temi più ricorrenti nelle quattro analisi è il peso crescente dei flussi finanziari. Per Colin Graham (Robeco), il mercato è sempre più guidato dalla finanza, tanto che “l’andamento di questi metalli sarà dettato principalmente dagli interessi finanziari, e possiamo dunque aspettarci volatilità e trading basato sui fattori tecnici”.
Ancora più esplicito Carsten Menke (Julius Baer), secondo cui “il crescente interesse da parte degli investitori e degli speculatori sia la ragione principale per cui l'argento ha sovraperformato così nettamente l'oro lo scorso anno”. Menke evidenzia anche l’eccesso di attività speculativa, osservando che “nel mercato si osservano forti segnali di esuberanza, c'è troppa ‘Simpatia per il Diavolo’”, in particolare nel mercato dei futures cinese.
Anche Benjamin Louvet (Ofi Invest AM) riconosce il ruolo dei flussi, sottolineando che la volatilità dell’argento è “amplificata dai flussi speculativi e dai requisiti di margine”
Infine, Claudio Wewel (J. Safra Sarasin) osserva che, pur non apparendo eccessive, le posizioni speculative contribuiscono a rendere il mercato più instabile.
Sul fronte dell’offerta, il consenso è ampio, seppur con sfumature diverse. Secondo Benjamin Louvet (Ofi Invest AM), “il rally è stato ulteriormente alimentato dal deficit strutturale che caratterizza ormai da anni il mercato dell’argento”. La produzione, aggiunge, è rimasta stagnante e “anche il riciclaggio ha raggiunto un plateau e, dopo cinque anni consecutivi di deficit, le scorte si stanno riducendo”.
Anche Claudio Wewel (J. Safra Sarasin) conferma che “negli ultimi cinque anni il mercato dell'argento ha registrato un deficit strutturale dell'offerta”, sottolineando come solo nel 2025 questo squilibrio abbia iniziato a riflettersi in modo significativo sui prezzi.
Più critico Carsten Menke (Julius Baer), che afferma che il deficit dipenda in larga parte dagli investimenti, spiegando che “includendo la domanda di investimento, il mercato dell'argento è stato effettivamente in sotto-offerta per quattro anni consecutivi”, mentre “escludendo la domanda di investimento, sarebbe stato in sovra-offerta in 8 degli ultimi 10 anni”.
La domanda industriale è un altro pilastro del dibattito. Benjamin Louvet (Ofi Invest AM) evidenzia che l’argento è indispensabile per la transizione energetica, sottolineando che fotovoltaico e mobilità elettrica “attualmente assorbono il 30% della domanda di argento e potrebbero raggiungere il 40% nei prossimi anni”.
Colin Graham (Robeco) riconosce l’importanza di questi settori, osservando che “la domanda industriale proveniente dai settori del solare e del 5G è elevata”, ma avverte che le quotazioni si sono spinte oltre i fondamentali.
Più scettico Carsten Menke (Julius Baer), secondo cui questa fonte di crescita potrebbe attenuarsi, dal momento che “il mondo produce già pannelli solari sufficienti a consentire la transizione energetica” e che “alcuni produttori cinesi di pannelli solari hanno già annunciato di voler abbandonare l'argento per motivi di costo”.
Le tensioni geopolitiche rappresentano un fattore chiave per il 2026. Benjamin Louvet (Ofi Invest AM) segnala che “le tensioni commerciali innescate dall’imposizione dei dazi da parte degli Stati Uniti” e l’aggiunta dell’argento alla lista dei minerali critici USA hanno “acuito i timori di restrizioni all'esportazione”.
Claudio Wewel (J. Safra Sarasin) approfondisce il tema, ricordando che “dall'inizio dell'anno, la Cina applica controlli più severi alle esportazioni di argento”, una misura che mira a garantire l’approvvigionamento interno nel periodo 2026-2027.
Infine, Carsten Menke (Julius Baer) mette in guardia sui rischi politici negli Stati Uniti, osservando che “la pressione persistente del presidente Trump sulla Federal Reserve statunitense rappresenta un rischio al rialzo per l'argento”.
Nonostante fondamentali complessivamente favorevoli, il consenso resta prudente. Colin Graham (Robeco) si aspetta mercati dominati da volatilità, mentre Carsten Menke (Julius Baer) avverte che “a seconda di come evolveranno questi flussi nel corso dell'anno, il mercato dell'argento potrebbe sperimentare forti oscillazioni dei prezzi, sia al rialzo che al ribasso”.
Anche Claudio Wewel (J. Safra Sarasin) richiama alla cautela, sottolineando che “l'argento, a causa della sua maggiore volatilità, subisce solitamente cali molto più consistenti rispetto all'oro dopo un rally prolungato” e che, pertanto, “il rapporto rischio/rendimento è diventato meno favorevole per l'argento”.
L’argento entra nel 2026 sostenuto da deficit strutturali, domanda come bene rifugio e tensioni geopolitiche, ma anche esposto a una volatilità elevata e a un mercato sempre più dominato dai flussi finanziari. Come emerge dalle analisi di Ofi Invest AM, Robeco, Julius Baer e J. Safra Sarasin, il metallo grigio resta ricco di potenziale, ma richiede un approccio selettivo e una gestione attenta del rischio in un contesto in cui le narrazioni contano quanto i fondamentali.